I cambiamenti climatici stanno creando mutamenti importanti nel nostro paesaggio ogni giorno più evidenti. Le montagne italiane in particolare ne sono influenzate in un modo che sarebbe stato difficile immaginare qualche anno fa. Notizia di oggi è che nel corso del 2015 il ghiacciaio dei Forni, una volta chiamato “il gigante” del Parco Nazionale dello Stelvio, si è rotto in 3 parti: ora si hanno 3 ghiacciai più piccoli.

Questo ha richiesto l’aggiornamento del Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani. Aggiornamento che è stato presentato ieri alla Camera dei Deputati da parte dell’Intergruppo parlamentare per il clima, Globe Italia. Non è però solo sullo Stelvio che il surriscaldamento globale sta facendo pagare il conto: le analisi volumetriche dal 1981 ad oggi rivelano che si sono persi finora 2.000 miliardi di litri di riserve idriche. Solo nelle Alpi Centrali una quantità pari a quella di 800.000 piscine olimpiche e di 4 volte il Lago Trasimeno.

Dagli anni ’60 ad oggi la superficie dei nostri ghiacciai si è ridotta di un terzo: sono 160 i chilometri quadrati di area glaciale scomparsi dalle nostre vette. Per fare un esempio, in Val D’Aosta la superficie glaciale è passata da un 10% a un 4%, nel corso dell’ultimo secolo.

Alla riduzione delle dimensioni di ciascun ghiacciaio si accompagna anche l’estinzione di quasi 200 apparati e lo smembramento di altri, che vengono frammentati in diversi tronconi. Succede per il ghiacciaio del Lys e per quello della Lex Blanche, in Val D’Aosta, per quello della Ventina in Lombardia, per il Careser e il Mandrone-Adamello, in Trentino, per la Vedretta Alta e il ghiacciaio di Vallelunga in Alto Adige. Sono però soltanto i più conosciuti.

A questo si aggiungono gli effetti dell’inquinamento: detriti e polveri dall’aria si accumulano sulla superficie ghiacciata stimolando ancora di più la fusione, per effetto di una riduzione della riflettività. Claudio Smiraglia, professore all’Università degli studi di Milano e precisamente al Dipartimento di Scienze della Terra, spiega che:

Nell’arco di pochi decenni si potrebbe realizzare un’ulteriore avvicinamento a un paesaggio alpino più simile ai Pirenei e agli Appennini, ormai quasi totalmente privo di ghiacciai.

Egli ammonisce anche contro possibili rischi legati al dissesto idrogeologico. Insomma si tratta di un quadro in cui ogni pezzo è legato all’altro in maniera indissolubile e la struttura portante di tutto questo sembra essere proprio l’aumento delle temperature in corso, a causa di un intensificarsi del fenomeno dell’effetto serra.

Per rimediare serve iniziare ad agire veramente e in maniera decisa riducendo le emissioni di gas serra. Lo sostiene Stella Bianchi, presidente Intergruppo per il clima, Globe Italia:

Siamo in emergenza clima. In questo contesto è quanto mai importante disporre di strumenti in continuo aggiornamento che permettano di conoscere estensione e variazioni della risorsa glaciale italiana.

Dobbiamo prendere con la massima urgenza le decisioni necessarie a ridurre in modo drastico le emissioni di gas serra e lavorare al successo del vertice ONU di Parigi per restare entro la soglia dei due gradi di aumento della temperatura media globale.

30 ottobre 2015
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