Ieri 31 marzo c’è stata la prima scadenza per presentare, da parte dei Paesi sviluppati, gli impegni decisi nei confronti del cambiamento climatico. Si tratta delle cosiddette Intended Nationally Determined Contributions (INDC), in preparazione della COP21 di Parigi che si svolgerà a fine anno. Sono pochi però, ad oggi, gli Stati che hanno rispettato questa scadenza.

Eppure uno studio realizzato dal tedesco “NewClimate Institute for Climate Policy and Global Sustainability”, rivela quanti e quali potrebbero essere i benefici di una concreta azione contro i cambiamenti climatici.

Lo fa partendo proprio dagli INDC finora stabiliti, in particolare da Unione Europea, Stati Uniti e Cina, le tre grandi potenze che oltre ad avere più potere nel panorama economico internazionale, sono anche quelle che più si sono spinte nella decisione di obiettivi più o meno ambiziosi, per la riduzione delle emissioni di CO2. In base alle scelte attuali potremmo avere:

  • Per l’Europa, che vuole ridurre del 40% le proprie emissioni di CO2 entro il 2030, si riuscirebbe ad avere un risparmio di più di 30 miliardi di euro all’anno, solo per la riduzione dell’esportazione di fonti fossili; una riduzione di decessi causati da inquinamento dell’aria pari a 6.000 morti all’anno e un aumento di posti lavoro, nel settore delle energie rinnovabili, pari a 70.000.
  • Per gli Stati Uniti, che hanno deciso un taglio delle emissioni del 28% entro il 2025, si avrebbero 7.000 morti premature in meno all’anno e 470.000 posti di lavoro green in più.
  • Per la Cina, che nell’accordo con gli Stati Uniti ha stabilito di iniziare la riduzione delle emissioni di CO2 entro il 2030, raggiungendo per quell’anno il 20% di energia prodotta da solare ed eolico, si arriverebbe alla riduzione di addirittura 100.000 morti all’anno dovute all’inquinamento e alla creazione di 500.000 posti di lavoro nel settore delle rinnovabili.

Se poi gli obiettivi fossero ancora più ambiziosi e si seguissero le linee indicate dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) per rimanere sotto i 2° C di incremento di temperatura entro il 2100, allora i benefici sarebbero ancora maggiori: si riuscirebbe in totale, per le tre potenze, ad arrivare a un risparmio di 500 miliardi di dollari grazie alla riduzione dell’importazione di fonti fossili; ad una riduzione delle vittime dell’inquinamento pari a 1 milione all’anno e alla creazione di quasi 2 milioni di posti di lavoro nei settori delle energie pulite.

I benefici non sono solo questi: si parla anche di miglioramento della sicurezza energetica, ambienti di lavoro più sicuri, risparmio sulla sanità pubblica, come effetto indiretto della riduzione delle malattie da inquinamento e della tutela di ecosistemi, che oltre che fondamentali da un punto di vista ambientale, sono essenziali anche per l’economia di molti Paesi.

Purtroppo al momento attuale gli impegni decisi, pur determinando grandi benefici, non porteranno al risultato sperato, cioè al contenimento delle temperature entro i +2° C. Secondo calcoli del Climate Action Tracker, se gli impegni dovessero essere rispettati si arriverà a un innalzamento di 2,9-3,1° C, in considerazione anche del tempo che le misure stabilite impiegheranno per far vedere i primi risultati.

Un aumento di 4° C, come affermano studi della Royal Society inglese, porterà ad un dimezzamento delle terre agricole utilizzabili, ad un innalzamento del livello dei mari fino a 2 m e all’estinzione di circa il 40% delle specie animali e vegetali, causato anche dagli incendi e dalla siccità conseguenti al surriscaldamento globale. Sharan Burrow, segretario generale della International Trade Union Confederation, commenta:

Le nostre industrie devono affrontare la sfida di una massiccia decarbonizzazione. Abbiamo la tecnologia e ci sono milioni di posti di lavoro possibili grazie agli investimenti necessari e milioni ulteriori che saranno salvati se evitiamo la devastazione dei cambiamenti climatici estremi. Non ci sono posti di lavoro su un pianeta morto.

1 aprile 2015
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, giovedì 2 aprile 2015 alle22:29 ha scritto: rispondi »

Impossibile se contemporaneamente non si farà anche un controllo limitativo delle nascite a livello mondiale.

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