Combattere i cambiamenti climatici, riducendo le emissioni e investendo nelle fonti rinnovabili, eviterebbe al mondo disastri ambientali insostenibili sia dal punto di vista economico che in termini di perdite umane. Porre un freno ai mutamenti climatici avrebbe inoltre un effetto positivo sull’economia globale, aiutando molti Paesi a uscire dalla crisi per mezzo di uno sviluppo sostenibile e della Green Economy.

A rivelarlo è un nuovo report stilato da un panel di esperti della Global Commission on the Economy and Climate, organizzazione nata da un’iniziativa indipendente lanciata da 7 Paesi per fare il punto sull’impatto dei cambiamenti climatici. Secondo gli economisti, i prossimi 15 anni saranno cruciali per la lotta al riscaldamento globale che dovrà farsi più serrata su diversi fronti.

Il passo più importante prevede la massiccia riduzione delle emissioni di gas serra generate dai combustibili fossili. Una misura che se effettuata su larga scala permetterà di ridurre i costi delle spese sanitarie legate alle malattie da inquinamento. Come ha spiegato Felipe Gonzáles Calderón, ex presidente del Messico e ora a capo della commissione:

É possibile affrontare il cambiamento climatico e al contempo ottenere una crescita economica. Molti governi e imprese temono, a torto, che le misure per rallentare il cambiamento climatico minerebbero l’occupazione e la crescita.

La relazione della Global Commission fungerà da documento guida per i leader dei diversi Paesi del mondo che si riuniranno il prossimo 23 settembre al vertice sul clima ospitato dalle Nazioni Unite. Sono quasi 200 le nazioni che lavorano a un accordo globale per frenare l’aumento delle emissioni di gas serra. Il patto sul clima dovrebbe essere siglato a Parigi entro la fine del 2015, ma i progressi sono troppo lenti, nonostante due decenni di lavori.

Per sbloccare la situazione, gli esperti consigliano ai governi di puntare su città intelligenti che utilizzino meno energia e che siano rese più vivibili e a misura d’uomo grazie alla velocità negli spostamenti garantita da programmi per la mobilità sostenibile. Come evidenziato nel report:

Le città sono popolate dalla metà della popolazione globale, che oggi ammonta a quasi 7,2 miliardi di persone, e generano l’80 per cento della crescita economica mondiale. Il 70 per cento delle emissioni di gas a effetto serra legate alla produzione e al consumo di energia proviene dalle città. Molte aree urbane sono ormai fuori controllo.

Le città, anche quelle più verdi, sono infatti ancora troppo inefficienti: basti pensare che in metropoli come New York, Londra o Parigi, il 20% dei costi del carburante in città è riconducibile alla ricerca di un parcheggio. Nei prossimi 15 anni serviranno ingenti investimenti per mantenere città così energivore, con una spesa complessiva stimata in 90 mila miliardi di dollari.

Con 270 miliardi di dollari in più si potrebbe invece finanziare una rivoluzione sostenibile basata sulle energie rinnovabili che permetterebbe di risparmiare sui soldi del carburante, fungendo allo stesso tempo da assicurazione contro i danni dei cambiamenti climatici.

Oggi l’inquinamento atmosferico provoca la perdita del 4,4% del prodotto interno lordo mondiale, con perdite di oltre il 10% del PIL in Paesi molto inquinati come la Cina. Per gli analisti, bisogna investire anche nella riqualificazione dei terreni agricoli:

Ripristinare anche solo il 12 per cento dei terreni agricoli degradati del mondo potrebbe sfamare 200 milioni di persone entro il 2030, ma anche rafforzare la resilienza ai cambiamenti climatici e favorire la riduzione delle emissioni.

18 settembre 2014
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I vostri commenti
Giuseppe , venerdì 19 settembre 2014 alle23:17 ha scritto: rispondi »

E ora che si dica la verità ? Che tutti questi disastri non sono casuali o fatti eccezionali ma è colpa dell'uomo del business dei governi che vedono solo utili con i fossili e derivati ecc.senza investire sulle rinnovabili ma lo devono fare i governi e non solo pochi cittadini allora si che ne veniamo fuori sia a livello ambientale che economico

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