Mentre a livello globale aumentano gli investimenti nella Green Economy e nelle rinnovabili le politiche economiche statunitensi potrebbero rapidamente virare in direzione opposta alla lotta ai cambiamenti climatici. Il presidente eletto Donald Trump non ha mai fatto mistero delle sue posizioni scettiche nei confronti del riscaldamento globale, né della sua vicinanza alle lobby dei fossili, interessate a fermare la transizione verso le energie pulite sostenuta dall’amministrazione Obama.

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Il nuovo corso di Donald Trump non piace a centinaia di aziende e investitori americani, che negli ultimi anni hanno compreso l’importanza della sostenibilità inserendola nei loro programmi di sviluppo. Il disappunto di 530 compagnie si è concretizzato in una lettera aperta a Donald Trump. Nel documento le imprese invitano il presidente eletto a non voltare le spalle alla lotta ai cambiamenti climatici.

Tra i firmatari dell’appello figurano colossi come la Campbell Soup, la Johnson & Johnson, il New York State Retirement Fund. A novembre del 2016 subito dopo l’elezione l’appello era già stato firmato da altri grandi marchi: da eBay alla Levi Strauss.

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Nella lettera investitori e imprese si dicono preoccupate dalle conseguenze catastrofiche delle nuove politiche climatiche. Secondo i firmatari dell’appello rinunciare ai programmi per l’efficienza energetica e le energie rinnovabili metterebbe a rischio l’economia statunitense, che invece trarrebbe nuova linfa dalla decarbonizzazione. L’aumento delle ondate di calore e l’innalzamento dei livelli dei mari causerebbe danni alle infrastrutture e aumenterebbe i costi aziendali, impedendo a molte imprese di erogare i loro servizi ai clienti con continuità.

Le aziende chiedono a Trump di perseguire i target sulle rinnovabili previsti dal Clean Power Plan di Obama; rispettare l’Accordo sul clima siglato alla COP21 di Parigi dal leader democratico; investire nelle tecnologie pulite sia negli USA che all’estero.

La lettera come diversi altri appelli precedenti probabilmente non sortirà i risultati sperati. Per ora Trump sembra intenzionato a mantenere la sua linea sui cambiamenti climatici. Lo dimostra la scelta di assegnare posizioni di prestigio a personalità ugualmente scettiche sul riscaldamento globale e vicine all’industria dei fossili, prima tra tutte Scott Pruitt.

11 gennaio 2017
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