Nei prossimi decenni gli effetti dei cambiamenti climatici si faranno sentire anche sulle nostre tavole. Molte piante di uso comune sono destinate a scomparire, modificando le nostre abitudini alimentari. Prodotti come il caffè e il cacao diventeranno sempre meno reperibili a causa dell’aumento delle temperature nelle aree di coltivazione.

Il caffè, in particolare, è minacciato sia dalla siccità che da un’infezione fungina che sta colpendo le grandi piantagioni africane e brasiliane. L’aumento delle temperature ai Tropici, stimato in 4°C entro il 2100, favorirà la maggiore traspirazione delle piante, abbassandone la resa.

Tra le colture a rischio, che già oggi stanno risentendo dei cambiamenti climatici, figurano anche l’albicocco, il ciliegio, i fagioli, il mandorlo, il pesco e il susino. Queste piante sono in pericolo a causa dell’innalzamento delle temperature, un fattore che incide pesantemente sulla fioritura e sulla produzione delle sementi. Negli ultimi anni le rese di queste cultivar sono diminuite già del 25%.

Il riscaldamento globale non colpirà in modo indiscriminato tutte le piante. Alcune colture beneficiano infatti di un aumento delle concentrazioni di CO2 nell’atmosfera e di un clima secco. Tra queste figura la coca, una pianta molto resistente che si adatta facilmente anche a condizioni climatiche estreme.

Gli esperti del Dipartimento dell’Agricoltura americano stanno studiando l’impatto dei cambiamenti climatici sulle varie specie vegetali. Charles Helling spiega che la coca è una delle piante tropicali che meglio si adatteranno alle variazioni di temperatura. A proteggere la pianta dagli agenti esterni è lo strato di cera che ricopre le foglie. Grazie a questo scudo, il fogliame riesce a trattenere l’acqua al suo interno, permettendo alla pianta di sopravvivere a molti giorni di siccità.

A conferma delle capacità di resistenza e adattamento della coca, gli esperti citano il caso del Perù subtropicale. In quest’area negli ultimi anni le piogge sono nettamente diminuite eppure la coca non ne ha affatto risentito. La pianta riesce già a svilupparsi in un clima con soli 500 millimetri di precipitazioni all’anno e presto i coltivatori potranno piantarla anche ad altitudini maggiori.

10 novembre 2014
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