I cambiamenti climatici mettono a rischio le foreste europee. A lanciare l’allarme è il CRA, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, in un recente studio pubblicato sull’autorevole rivista scientifica Nature.

Secondo gli esperti il patrimonio forestale europeo potrebbe pagare un prezzo più alto per il riscaldamento globale. Nelle regioni europee, infatti, le temperature stanno aumentando a una velocità superiore rispetto ad altre aree del mondo.

Oltre al clima sempre più caldo, le foreste europee nei prossimi decenni dovranno affrontare altre gravi minacce, alcune collegate al riscaldamento globale, come i fenomeni meteo sempre più estremi, altre alle attività umane, come la deforestazione selvaggia causata dai processi di urbanizzazione e l’inquinamento.

Tutti fattori che secondo gli esperti compromettono lo sviluppo delle foreste, minando le loro capacità di accrescimento. Una delle conseguenze più gravi della riduzione delle foreste è la perdita di biodiversità. Oggi il 40% del territorio europeo è ricoperto dalla vegetazione. Dalle piante agli animali, le foreste sono habitat di molte specie che si ritroverebbero senza le condizioni ideali per la sopravvivenza.

La perdita delle foreste, inoltre, sprigionerebbe nell’atmosfera quel 9% di carbonio prodotto dalle attività umane e immagazzinato dalla vegetazione forestale ogni anno. Un fenomeno che aggraverebbe il riscaldamento globale.

Non tutto, però, è perduto. Con strategie mirate e incisive è infatti possibile frenare la perdita di foreste in Europa e conservare tutti i benefici ambientali ed economici a esse connessi. I ricercatori del CRA hanno messo a punto un piano di salvataggio per le foreste europee che si articola in cinque punti principali. La strategia salvaforeste è stata elaborata da Piermaria Corona e Silvano Fares del Cra-Silvicoltura, da Giuseppe Scarascia Mugnozza dell’Università della Tuscia e da Marc Palahì dello European Forest Institute.

Il primo passo da compiere è la selezione delle specie arboree più resistenti ai cambiamenti climatici e alle malattie. Nei prossimi anni, illustrano gli esperti, bisognerà poi favorire l’espansione dei boschi con un’alta variabilità genetica, capaci di resistere agli attacchi patogeni e privilegiare le specie capaci di assorbire una quantità maggiore di carbonio.

La biomassa forestale andrà sfruttata in modo sostenibile, incentivando la produzione di energia da fonti rinnovabili. Lo sviluppo socio-economico del territorio, infine, dovrà procedere di pari passo con la tutela dell’ambiente forestale.

Tutte misure che porteranno la produzione annuale di legno, in calo dello 0,3% l’anno dal 1990 a oggi, a crescere nuovamente. Secondo gli esperti la messa in atto del piano di salvataggio delle foreste europee otterrebbe diversi effetti positivi:

Queste cinque azioni, oltre a favorire una gestione sostenibile delle aree forestali, garantirebbero altri benefici consequenziali come la prevenzione del dissesto idrogeologico, la conservazione della biodiversità, la salvaguardia del paesaggio, il contrasto e la mitigazione dei cambiamenti climatici, fornendo anche un valido contrasto agli incendi.

Gli studiosi sottolineano inoltre le ricadute occupazionali e culturali di una gestione sostenibile delle foreste:

L’impiego di manodopera nelle attività selvicolturali può promuovere consenso e stabilità sociale, facendo crescere nell’opinione pubblica il senso di rispetto verso il bosco.

Ida Marandola, direttrice generale del CRA, fa notare che la pubblicazione di una ricerca sulle foreste, su una rivista prestigiosa come Nature, conferma che la salvaguardia del patrimonio forestale è un tema d’interesse comune. Alla tutela delle foreste viene riconosciuta grande importanza per via dei numerosi benefici che una loro gestione sostenibile può portare alla comunità.

10 aprile 2015
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