Tra i fiori più diffusi e originali da coltivare in giardino, la calendula occupa certamente un posto speciale. Con i suoi petali dalle sfumature gialle e arancioni, colora vasi e aiuole per gran parte della primavera, regalando inoltre un buon profumo. Conosciuta da tempo non solo a scopo ornamentale, ma anche per le sue proprietà lenitive, accompagna da sempre le nazioni affacciate sul Mediterraneo. Ma come coltivarla autonomamente, in vaso oppure in giardino?

Della calendula esistono diverse varietà, anche se la più diffusa è la Calendula officinalis. Prima di avviarne la coltivazione, può essere una buona idea chiedere consiglio al proprio fornitore di botanica e semenze di fiducia, per vagliare la compatibilità con le caratteristiche climatiche del proprio luogo di residenza.

Cosa sapere prima di coltivare la calendula

La Calendula officinalis, conosciuta comunemente anche come fiorrancio, è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Asteraceae. Dal fusto carnoso e ramificato, presenta delle foglie lunghe e di un verde intenso, caratterizzate da un profilo sia liscio che irregolare. Ampiamente disponibile in natura nei paesi del bacino del Mediterraneo, può raggiungere anche i 50-70 centimetri d’altezza, anche se raramente le coltivazioni in vaso e in giardino superano i 20-30 centimetri. Il fiore, presente dalla primavera a estate inoltrata, è solitamente di un colore arancio intenso, a volte anche con sfumature del giallo, e si caratterizza per abbondanti petali raggruppati in capolini. La pianta è normalmente utilizzata sia a scopo ornamentale che curativo, poiché quest’ultima presente delle caratteristiche lenitive.

Il clima preferito è quello temperato, mediterraneo, non eccessivamente caldo né estremamente freddo. Ama un’esposizione solare, l’aria e il vento, quindi la calendula diventa una scelta d’elezione per la coltivazione all’aperto. Il momento di massima attività si verifica tra la metà della primavera e l’inizio dell’estate, ma la semina può avvenire già dalla fine di febbraio.

Il terreno ideale è morbido, leggero e drenante, preferibilmente ricco di sostanze organiche. Per questo motivo, prima di coltivare la calendula, può essere utile un’opera di concimazione con sostanze organiche, tra cui anche il compost. È necessario però predisporre un buon letto di ghiaia o cocci, poiché la pianta non sopporta i ristagni d’acqua.

In merito alle annaffiature, queste ovviamente variano a seconda del periodo di crescita, nonché alle condizioni climatiche. Il terreno dovrà essere sempre inumidito, ma senza esagerare per evitare i ristagni. Durante la primavera, soprattutto se piovosa, potrebbero bastare i fenomeni atmosferici. In estate, invece, si dovrà provvedere quotidianamente, prediligendo le prime ore del mattino oppure il tramonto.

Coltivazione in vaso o in giardino

La calendula può essere efficacemente coltivata sia in vaso che in giardino, data la sua grande adattabilità alle variazioni climatiche, nonché a diverse tipologie di terreno.

La predisposizione del vaso è comunque molto importante. Sul fondo andrà adagiato un letto di ghiaia e cocci, oppure di palline d’argilla espansa, per agevolare il deflusso dell’acqua. Si riempie quindi il tutto con del terriccio morbido, drenato, anche concimato con compost. In giardino, invece, può essere utile una blanda opera di vangatura per garantire una distribuzione uniforme delle sostanze nutritive.

La calendula è solitamente coltivata tramite seme, sia in semenzaio che direttamente in dimora. Nel primo caso, si prepara un letto morbido di terreno, torba e sabbia, da conservare in un ambiente asciutto: i semi andranno distribuiti in semenzaio già nel mese di febbraio, per un successivo trapianto dei germogli in giardino tra marzo e aprile. Qualora si preferisse agire direttamente in dimora, anche per ottenere una fioritura tardiva, è sempre il periodo di marzo e aprile quello più idoneo alla semina. Si procede genericamente a spaglio, oppure praticando delle buche poco profonde, a cui seguirà una fase di diradamento all’apparizione dei primi germogli.

Tra le pratiche di manutenzione cicliche, l’eliminazione di erbacce e di altre piante infestanti, ma anche il controllo di insetti, afidi e funghi.

13 febbraio 2016
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