Il caffè rende nervosi: un luogo comune che verrebbe ora smentito da uno studio che dimostra le sue proprietà tranquillizzanti, condotto da un gruppo di ricercatori dell’Agricultural Research Corporation di Embrapa (Brasile), insieme con l’Università di Brasilia e con il patrocinio del francese Centre de coopération internationale en recherche agronomique pour le développement (CIRAD).

Tutto è partito dalla tesi di dottorato di Felipe Vinecky, che con il coordinamento del ricercatore Carlos Bloch, stava cercando di migliorare la qualità dei chicchi di caffè, realizzando delle ricombinazioni di geni. Avevano usato come base il sequenziamento del genoma funzionale dei semi del caffè realizzato nel 2004 da un ricercatore presso l’Agricultural Research Corporation di Embrapa, Alan Andrade, che aveva memorizzato in un database più di 200.000 sequenze di geni, di cui circa 30 mila già identificati.

Sviscerando la sequenza del genoma del caffè e le proteine corrispondenti che vengono prodotte, i due ricercatori hanno scoperto che alcune sequenze contengono frammenti interni con strutture simili ad alcuni oppioidi endogeni umani, come l’encefalina, che è una sostanza ad azione morfino-simile.

Questo ha portato alla decisione di provare a sintetizzare strutture analoghe, per analizzarne le funzioni biologiche e gli effetti fisiologici nei mammiferi.

Sono stati condotti quindi degli esperimenti su topi da laboratorio che hanno dimostrato come questi 7 “pepdidi oppioidi”, presenti nel caffè e depositati come brevetto presso il National Intellectual Property Institute (INPI) il 18 agosto 2014 riescano ad avere un effetto leggermente tranquillizzante e analgesico simile a quello della morfina, ma che durerebbe di più, fino a 4 ore e senza effetti collaterali.

27 gennaio 2015
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