Caffè: chiesta negli USA indicazione rischio cancro nell’etichetta

Le caffetterie della California potrebbero presto essere costrette ad avvertire i clienti di un possibile rischio di cancro legato al consumo di caffè. È quanto viene richiesto dall’associazione non profit The Council For Education and Research on Toxic, la quale punta il dito sull’acrilamide, una sostanza chimica che si crea quando i cicchi di caffè vengono tostati e che rappresenta una delle possibili cause di questa malattia.

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L’accusa dell’associazione californiana si rivolge a diverse diverse aziende che producono o vendono caffè, tra cui Starbucks, 7-Eleven e BP, catene davvero popolari negli Stati Uniti (e non solo), frequentatissime dai giovani. La causa legale, avviata nel 2010 nel tribunale della contea di Los Angeles, sostiene che tali aziende “non hanno fornito un chiaro e ragionevole avvertimento” sul fatto che bere caffè potrebbe esporre le persone all’acrilammide e farle dunque ammalare di cancro.

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Secondo quanto si apprende dalla documentazione rilasciata in tribunale, in base alla legge Proposition 65 degli Stati Uniti le aziende devono avvertire i clienti in modo chiaro e trasparente sulla presenza di sostanze che influiscono sulla loro salute.

Ora, oltre a multare queste imprese, l’associazione vuole che le stesse pubblichino chiari avvertimenti sull’acrilammide contenenti una spiegazione sui potenziali rischi del bere il caffè. Non solo questa bevanda, amatissima anche da noi italiani, è l’unica fonte di acrilammide: lo sono anche le patatine fritte, i salatini, i biscotti, i cracker e diversi altri prodotti.

5 febbraio 2018
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