Riparte oggi l’attività venatoria con le preaperture che vedono protagoniste parecchie regioni, a esclusione della Liguria, del Piemonte, del Molise, delle province autonome di Bolzano e Trento e della Campania, dove la preapertura è stata bloccata per decisione del TAR.

In attesa dell’avvio della stagione venatoria vera e propria, che avrà luogo in tutta Italia il 18 settembre (con alcune eccezioni come Calabria, Friuli Venezia Giulia e Marche, dove si comincerà prima) per chiudersi entro il 31 gennaio, non mancano come ormai tradizione le polemiche, legate soprattutto alle preaperture che, a detta di diverse associazioni animaliste, si possono rivelare dannose per l’equilibrio della fauna e per la tutela della biodiversità.

Come pubblicato dall’Agenzia Dire sul proprio sito, a essere particolarmente critica in queste ore è stata l’ENPA, che ha sottolineato come il dare il via alla caccia in questo periodo colpisca gli uccelli proprio nel periodo della loro riproduzione, oltre ai disagi e ai pericoli che la caccia può arrecare ai turisti:

Le aperture anticipate della caccia, adottate dalla maggior parte delle Regioni e che regalano ai cacciatori la possibilità di impugnare le doppiette già dai primi giorni di settembre, restano pratiche dannose che vorremmo fossero archiviate in nome della biodiversità, del rispetto delle normative nazionali e delle direttive europee. Significa anche mettere a rischio la vita dei turisti che, sempre più numerosi in questo periodo dell’anno frequentano le nostre campagne. Essere accolti dal rumore degli spari con il rischio di rimanerne vittima non rappresenta certo un buon biglietto da visita per le nostre regioni.

Parole a cui fanno da replica le dichiarazioni del presidente del consiglio nazionale dell’Arcicaccia, Marco Ciarafoni, che ha spiegato come:

In un paese normale, politica, istituzioni e categorie sociali avrebbero dovuto impegnarsi per dare seguito all’applicazione coerente delle leggi italiane ed europee e delle indicazioni dell’autorità scientifica avendo a riferimento gli interessi della collettività. Al contrario, ancora una volta, prevale invece lo scontro e il conflitto ideologico con strascichi nei tribunali amministrativi e con l’azione dei magistrati che si sostituisce a quella di amministratori mossi da ragionamenti strumentali e propagandistici.

È quindi in un clima costantemente infuocato che a partire da oggi si riprenderà a sparare nel Lazio, in Puglia, in Calabria, in Sardegna e in diverse province di Toscana, Emilia Romagna e in quella di Brescia.

1 settembre 2011
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