La caccia è ufficialmente ripartita lo scorso sabato. Sfruttando le pre-aperture concesse da alcune provincie italiane le doppiette sono tornate in azione, seppur tra le proteste delle molte associazioni ambientaliste. Al centro del dibattito non soltanto il desiderio di vedere pienamente rispettato il diritto alla vita degli animali: gli ambientalisti chiedono che si tenga conto dell’incredibile numero di incendi e della siccità che ha decimato la popolazione faunistica.

Quello che hanno chiesto le associazioni ambientaliste è un rinvio dell’apertura del periodo di caccia, così da consentire alle specie animali ,gravate da incendi e siccità, il raggiungimento di un numero sufficiente a sostenere le perdite che subiranno durante la stagione venatoria. Una prima apertura in questa direzione sembrava arrivata la scorsa settimana attraverso un intervento del ministro per le Politiche Agricole Catania, che valutava l’ipotesi di rinvio in quei territori particolarmente gravati da roghi e carenze idriche.

Lo stesso Mario Catania incontrerà il 5 settembre i rappresentanti delle amministrazioni locali per valutare l’opportunità di rinvii alle aperture ufficiali. In alcune regioni sono però scattate le pre-aperture, già da sabato si è iniziato a sparare in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria e Veneto. Stop alle pre-aperture da parte dei TAR di Campania, Lazio e Liguria.

Legambiente, LIPU e WWF chiedono al ministro dell’Ambiente Clini che blocchi l’avvio della stagione venatoria “sino a quando le condizioni ambientali non consentano alla fauna selvatica di superare lo stress subito”. Va oltre l’ENPA, che chiede al premier Monti la cancellazione tramite un decreto “ad hoc” dell’intera annata di caccia. Emilia Romagna e Toscana hanno nel frattempo diffuso alcune indicazioni in merito: la prima affida alle comunità locali la valutazione dell’opportunità o meno di consentire le attività di caccia, mentre la seconda ha escluso dalle specie cacciabili quelle acquatiche.

Le associazioni venatorie al contrario invitano i cacciatori a non desistere a causa della crisi economica, sottolineando il loro presunto ruolo nella lotta agli incendi. Salvo interventi del Consiglio dei Ministri la stagione di caccia prenderà il via come previsto il 16 settembre, con le prime specie di volatili, come ghiandaie grigie, tortore, gazze e merli, che potranno essere liberamente abbattute in quasi tutte le regioni italiane.

3 settembre 2012
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I vostri commenti
Anna Perletta, giovedì 6 settembre 2012 alle10:20 ha scritto: rispondi »

MA NON SI POTREBBE CHIUDERE UNA VOLTA PER TUTTE ?A COSA SERVE ANDARE A CACCIA????? PERCHè EMULARE L'UOMO PRIMITIVO,LUI LO FACEVA PER SOPRAVVIVENZA,GLI UOMINI DI OGGI PER DIVERTIMENTO! MAH CHE DIVERTIMENTO POTRANNO MAI TROVARE NELL'UCCIDERE UN POVERO ESSERINO,MAGARI ANCHE IN VIA DI ESTINZIONE!CHE VERGOGNA!!!

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