Non solo commenti positivi ha suscitato il bando dei sacchetti di plastica. Oltre al plauso delle associazioni ambientaliste, per esempio di Legambiente, l’abbandono delle buste di polipropilene sta scatenando animate proteste dall’industria della plastica.

Unionplastica, oltre a lamentarsi della scelta del governo, ha deciso di andare oltre, ricorrendo al Tar del Lazio affinché la legge venga abrogata o rivista completamente. Stando a quanto dichiarato da Angelo Bonsignori, direttore dell’associazione che rappresenta i produttori di shopper, la legge:

“È un pasticcio che ha tanto di ideologico e poco di ambientalista. Il settore sta soffrendo: dei 4 mila dipendenti ben due terzi sono entrati in cassa integrazione, contratti di solidarietà e ferie forzate”.

Un danno economico notevole insomma ma non solo. Per l’Italia, sempre stando a quanto detto da Bonsignori, si rischierebbe addirittura l’intervento della Commissione Europea, in quanto la legge anti-shopper potrebbe essere in contrasto con la direttiva europea sugli imballaggi.

Si tratta, senza dubbio, di una critica “di parte” nel caso di Unionplastica ma a quanto pare condivisa anche dalla grande distribuzione che contesta la tempistica dell’entrata in vigore e la poca concertazione tra le parti. L’ipotesi che si profila, anche secondo le associazioni ambientaliste, è che la Commissione Europea possa obbligare l’Italia a una marcia indietro sugli shopper di plastica.

Che però le buste di plastica siano uno strumento obsoleto e dannoso, soprattutto in un contesto di abuso come l’attuale, resta una verità difficile da negare. Voi che ne pensate?

31 gennaio 2011
I vostri commenti
grazia, lunedì 30 novembre 2015 alle10:15 ha scritto: rispondi »

Vorrei sapere se il TAR del Lazio si è già espresso sul ricorso presentato da UNIONEPLASTICA, vorrei inoltre sapere cosa devo intendere per spessore del sacco. In altre parole per misurare lo spessore di una busta devo misurare ogni singola facciata oppure entrambe le facciate? Spero che qualcuno sappia rispondere.

maria, lunedì 28 febbraio 2011 alle12:30 ha scritto: rispondi »

Torno alla mia idea sulla riduzione dei consumi degli imballaggi. Ho in mente quello che succedeva poche decine di anni fa, cioè quando non venivano utilizzati i sacchetti di plastica per la spesa ma si utilizzavano delle borse a rete che avevano una lunga durata,potevi mettere frutta sfusa e verdura semplicemente legata a mazzetti,pacchi di pasta ...tutta la spesa senza nessuna riduzione della comodita per il consumatore ma con qualche beneficio per l'ambiente. Rispondo a a Marco, se voglio comprare qualcosa da regalare, mi piace che sia imballata bene ma, per le cose che compro per me, mi porta fastidio avere troppi imballaggi di cui disfarmi. Poi penso che tutto sia una questione di abitudine, se mi accorgo che le cose più scadenti sono poco imballate, istintivamente sarò portata a scegliere quelle bell' e impacchettate, se scopro che è lo stessa qualità non scelgo la cosa più leggera . Credo ci voglia poco a correggere questo stato di aspettativa del consumatore. basta un pò di pubblicità e credo in molti saranno felici di comprare cose poco impacchettate e perciò con meno spazzatura da buttare

Marco, lunedì 7 febbraio 2011 alle18:08 ha scritto: rispondi »

Mi permetto di citare alcuni dei commenti qui sopra come spunto per alcune riflessioni. "Però è anche vero che è da un bel pezzo che si sa di questa legge. Le industrie avrebbero dovuto convertirsi adeguarsi nella trasformazione del materbi." Evito polemiche e vado dritto al punto:che si sappia da un bel pezzo di una legge non vuol dire che la legge sia già in vigore. Nonostante la disinformazione voglia diversamente, un sacchetto biodegradabile è notevolmente più costoso di uno in polietilene, per il semplice costo della materia prima, in Italia praticamente un monopolio. Non è semplicemente pensabile che tutto un sistema economico che si basa sulla competizione al prezzo più basso ad un certo punto iniziasse a commercializzare esclusivamente un prodotto molto più costoso (con caratteristiche meccaniche di gran lunga inferiori),in previsione di una legge che forse sarebbe stata promulgata,forse no. Semplicemente, l'utente finale per primo, il consumatore, non lo avrebbe acquistato. Non è affatto diverso che dire alla Fiat che forse verrà fatta una legge per vietare le auto a benzina,forse no,forse quest'anno,forse il prossimo. Di sicuro la Fiat non potrebbe di punto in bianco abbandonare la produzione di auto a benzina e riconvertire la produzione in auto elettriche,con enormi investimenti,sperando nella bontà e nella coscienza ecologica degli utenti nel caso la legge dovesse essere rimandata un'altro anno. "Inoltre, il problema dell’inquinamento da shopper di plastica esiste e nessuna campagna di sensibilizzazione è mai riuscita a risolverlo. Dire che non è colpa dell’oggetto, non risolve il problema." Secondo questa linea di pensiero allora,chiudiamo gli stadi perchè i tifosi sono incivili ed incapaci di smettere di farsi violenza l'un l'altro,ed aboliamo le automobili per evitare gli incidenti d'auto,o i medicinali per evitare i suicidi da overdose. Di sicuro quello dell'eccesso di imballaggi è una problematica da affrontare,ma a livello profondo e, temo, molto più intrinsecamente legato al nostro modo di vivere di quel che ci piacerebbe. Quanti di noi vedendo la pubblicità di una certa marca di prugne secche "imballate una ad una" non hanno pensato che sono effettivamente comode ed igieniche,o quanti di noi non prendono regolarmente bottiglie (di plastica) d'acqua da 20,25 cl dai distributori automatici d'estate,magari più volte al giorno? Non viviamo più nel mondo in cui si teneva un intero prosciutto appeso al fresco staccandone una fetta per volta, oggi non solo ne vogliamo un etto per volta in una vaschetta di plastica rigida,ma siamo contenti se ci mettono degli ulteriori fogli che tengono separate una fetta dall'altra. Quindi,prima di prendere e fare un capro espiatorio di un singolo imballaggio,che siano i sacchetti,le lattine,le bottiglie,dovremmo veramente ripensare tutto il sistema,e le nostre esigenze di comodità.

Paola, lunedì 7 febbraio 2011 alle11:25 ha scritto: rispondi »

Da sempre i produttori di imballaggi tendono a ridurre spessori, ottimizzare i volumi, impiegare sostanze riciclate (ove consentito) ecc, un po' perchè così vogliono le direttive europee, un po' perchè a loro conviene (meno materia prima impiegata=risparmio). Spesso il problema è il cliente, ovvero il produttore del contenuto degli imballaggi, che vuole la confezione grande bella e vistosa, che più si vede e più si vende. Quanto ai sacchetti sono assolutamente convinta che "il male" non stia nell'oggetto in sè, ma nella maleducazione di chi li lascia in giro, che siano bio o no. Perchè se vediamo un fazzolettino, una lattina o una bottiglia di vetro lasciato in giro malediciamo il cafone che li ha buttati e se vediamo invece un sacchetto malediciamo il sacchetto? troppo comodo trovare un capro espiatorio e non affrontare, seriamente, con le dovute multe e l'educazione, l'inciviltà di troppe persone!

Pito28, mercoledì 2 febbraio 2011 alle12:09 ha scritto: rispondi »

Ho scritto il commento precedente (che cmq rivendico) d'impulso e senza leggere quelli già presenti. Onestamente sono piuttosto dubbioso sul fatto che gli attuali sacchetti di plastica non comportino conseguenze ambientali se lasciati in giro o bruciati ma, non conoscendone la composizione e non essendo esperto concedo il beneficio del dubbio. Il problema è certamente, come dice Maria, il numero di sacchetti che girano. Infatti credo che anche con quelli in mater BI si debba diminuirne il numero. Ad es. se al supermercato il sacchetto di plastica me lo facessero pagare 5 € invece che 5 cents, vedrai che dopo la prima volta mi organizzo e ne porto uno da casa. E soprattutto quello pagato 5 € lo custodisco e lo riutilizzo 10.000 volte. Il problema della riduzione degli imballaggi (e quindi anche dei sacchetti) è assolutamente prioritario. Ma siamo sicuri che una volta trovata la legge giusta i produttori di carta, cartone, platica, vetro e imballi vari non si rivoltino come stanno facendo quelli dei sacchetti? Dietro, cari miei, c'è l'interesse, altro che la tutela dei posti di lavoro o, tantomeno, dell'ambiente.

Lascia un commento