La norma che dal mese scorso ha messo al bando la distribuzione dei sacchetti in plastica per la spesa è stata accolta da più parti come un passo in avanti, ma ha incontrato la ferma opposizione di aziende come Unionplast, impegnate nella loro produzione. Il TAR del Lazio, al quale è stato presentato un ricorso contro la nuova legge, ha però respinto la richiesta al mittente. Le borse in plastica restano dunque vietate sia nei centri della grande distribuzione sia nei negozi di dimensioni più piccole, che ai clienti devono mettere a disposizione sacchetti realizzati con materiale biodegradabile.

Secondo il direttore generale di Unionplast, Angelo Bonsignori, si tratta di un provvedimento che sta mettendo in ginocchio i conti delle imprese coinvolte, con oltre 2.000 dipendenti (circa due terzi del totale) ormai in cassa integrazione. La sua intenzione, così come quella di altre aziende produttrici, è quella di rivolgersi ora direttamente a Bruxelles, che già in passato aveva obbligato la Francia a un dietrofront sul tema, appellandosi alla direttiva europea sugli imballaggi.

Soddisfazione invece da parte di Legambiente e dei Verdi, così come dal Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, uniti per ribadire la bontà del provvedimento in un’ottica lungimirante di rispetto per l’ambiente. Stando ai dati riportati da Ansa.it, fino al dicembre scorso in Italia si consumava il 25% dei sacchetti commercializzati in tutti i 27 stati membri dell’Unione Europea.

28 febbraio 2011
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