Se n’è parlato più volte in passato, senza mai giungere a una decisione definitiva in merito. Dal 1 gennaio 2011 le cose dovrebbero però definitivamente cambiare: stop alle buste in plastica per il trasporto della spesa da negozi e supermercati, in nome di una maggiore attenzione e rispetto verso l’ambiente.

Dopo la proroga di un anno che ha visto slittare l’entrata in vigore della legge, sembra dunque questa la volta buona per invertire una tendenza che vede gli italiani primeggiare mestamente nella classifica europea, con una media di 300 shopper all’anno non riciclabili consumati per ogni persona.

Va comunque specificato che in diverse zone del paese il passaggio è già iniziato. 150 comuni e buona parte della grande distribuzione hanno già messo al bando i sacchetti in plastica, in favore di soluzioni riutilizzabili. La reazione dei clienti è estremamente positiva, stando alle opinioni raccolte da Coop, che dopo i primi esperimenti nella zona torinese si appresta al grande salto su tutto il territorio nazionale.

Intanto Legambiente è impegnata in una raccolta di firme per scongiurare lo spauracchio di un ennesimo rinvio, nel tentativo di coinvolgere i cittadini in prima persona per un’iniziativa che, dati alla mano, può giovare all’ambiente in modo tutt’altro che marginale.

9 settembre 2010
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pippo, giovedì 27 gennaio 2011 alle13:51 ha scritto: rispondi »

Al di là degli aspetti che coinvolgono drammaticamente la vita professionale degli operatori del settore, stupisce l’improvvisazione culturale e sociale (si dirà, sicuramente, che il provvedimento era stato preannunciato con largo anticipo) di chi prende decisioni rivoluzionarie (ma soltanto nel senso che rivoluzionano la vita) per un intero comparto industriale senza aver prima messo in atto tutti i salvagente che sono necessari in queste occasioni. Sia detto senza voler entrare nel merito della discussione shopper sì, shopper no. So che magari sarà impopolare perché ci potrebbero essere motivazioni ambientali tali da rendere questa mail del tutto vana, ma la situazione è grave e nessuno ne parla. Nessuno in modo obiettivo, tutti accecati da pensieri bio-eco-ambientalisti. Lo shopper in plastica è stato messo al bando tramite un misero comunicato stampa nel quale non è spiegato nulla: non la tipologia, non informazioni ai produttori e grossisti. Produciamo sacchetti e shopper e rischiamo posti di lavoro e sacrifici di una vita per una legge contraria alle Normative Europee, tanto che l’European Plastics Converters trade group ha già avviato un ricorso contro il bando, così come il C.A.R.P.I . La legge sarebbe inapplicabile perché l’Italia ha violato le norme procedurali europee per le regole tecniche. Noi produttori siamo in ginocchio, i Ministeri non rispondono, nessuno ci dà informazioni o le dà ai consumatori, i quali sono stati solo “imbeccati” dai media che hanno diffuso notizie false. Come faremo? Non esistono solo gli operai Fiat e non esiste solo la Fiat. 5000 posti di lavoro a rischio, sacrifici di persone e famiglie intere, fallimenti a catena e… NULLA. Questa legge di “ambientalista” non ha nulla. Non è il sacchetto il problema, ma l’inciviltà degli italiani. Altri considerazioni riguardano i biopolimeri, al momento introvabili, non sufficienti e costosissimi. Le GDO (grande distribuzione organizzata) non sanno dove rifornirsi e sono costretti a vendere le bustine di stoffa o di plastica dura che provengono dalla Cina e che, in uno studio del NY Times, risultano tossiche. Perché nessuno dice che in Francia hanno rinunciato alla legge per motivi occupazionali? E che l’Unione Europea ha già rigettato una legge francese in materia di bando nel 2007? E che in America Obama ha stanziato 50 milioni di dollari per la ricerca sullo shopper composto da plastica riciclata? Le chiedo di diffondere la notizia, mi sto battendo personalmente affinché si sappia la verità, ovvero che non esiste nulla al momento, né leggi né decreti, che impediscano la produzione e l’utilizzo di shopper di qualsiasi tipo. Lo faccio per mio padre, per i ragazzi che lavorano con noi, per me… perché dopo essermi laureata 4 anni fa ho deciso di aiutare mio padre nel suo lavoro, visto che questo stato mi offriva solo precariato. Rischiamo il “fallimento di Stato”, ovvero un fallimento dovuto non a incapacità imprenditoriali, ma ad una legge assurda di uno stato che diventa sempre più una barzelletta, a prescindere da chi sia al potere».

Guido, mercoledì 15 settembre 2010 alle15:00 ha scritto: rispondi »

Ci sono due falsità nell'articolo. "una media di 300 shopper all'anno non riciclabili...": a parte la cifra di 300 sacchetti a testa che mi sembra davvero esagerata, i sacchetti di polietilene sono perfettamente riciclabili. Come se non bastasse, si possono anche fare di plastica riciclata. "...hanno già messo al bando i sacchetti in plastica, in favore di soluzioni riutilizzabili.": i sacchetti di plastica invece sono riutilizzabili. Io per esempio li riutilizzo varie volte, poi quando sono tutti rotti e bucati li metto insieme alla plastica per la raccolta differenziata o li uso per contenere i rifiuti secchi, se no dovrei comprarli apposta. Anni fa avevano tassato i sacchetti di plastica non biodegradabile. Cento lire a sacchetto, se non ricordo male. Così ebbero grande successo i sacchetti di plastica "biodegradabile", che includevano un derivato del mais e si polverizzavano se qualche insensibile incivile irresponsabile incosciente maleducato inquinatore li abbandonava nell'ambiente. Io in 45 anni che sto su questa Terra non ne ho mai abbandonato uno, fosse biodegradabile o no. Basta un po' di educazione, si impara a scuola e in famiglia. Poi, ben venga la plastica biodegradabile, ma l'educazione è ancora più importante. Così queste periodiche crociate mi lasciano freddo. Quando le ragioni non bastano e si ricorre alle menzogne per sostenere le proprie azioni, ci devono esser sotto altri interessi che si vogliono occultare.

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