Buste di plastica: Australia, utilizzo ridotto dell’80% in tre mesi

Ridotto dell’80% l’utilizzo di buste di plastica in Australia. L’eccezionale risultato è stato ottenuto in appena tre mesi, periodo trascorso dallo stop ai sacchetti derivati del petrolio messo in atto dalle due maggiori catene di supermercati australiane: la Coles e la Woolworths. Il risparmio in termini di singole unità ammonta a circa 1,5 milioni, con picchi del 90% di riduzione in alcuni punti vendita.

Il risultato ottenuto in Australia è frutto in buona parte dello stop alle buste di plastica da parte della grande catena di distribuzione, mentre dal punto di vista legislativo manca un sistema normativo nazionale; presenti nel Paese soltanto alcuni provvedimenti di messa al bando limitati ai singoli territori (come accade anche negli USA e in Canada). Un’iniziativa che tuttavia ha riscosso nelle prime fasi diverse critiche e causato alle compagnie diversi cali in termini di introiti.

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Superata le criticità legate all’impatto del cambiamento sugli australiani lo stop alle buste di plastica nei punti vendita delle due catene di supermercati ha portato in appena tre mesi ai risultati presentati dalla National Retail Association.

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Diverse le iniziative nel mondo per dire basta alla plastica. L’Italia ha messo al bando da alcuni anni le buste inquinanti in favore di soluzioni biodegradabili e compostabili, mentre anche grandi marchi quali Zara, L’Oreal e Burberry hanno scelto di rinunciare ai sacchetti ottenuti da derivati del petrolio.

Un allarme quello relativo all’inquinamento da plastica che registra ormai aggiornamenti frequenti. L’ultima segnalazione proprio in questi giorni, con la presenza di nanoplastiche negli organi interni delle capesante. Una notizia che segue di alcune settimane i risultati dei test svolti dalla Medical University di Vienna e dall’Environment Agency Austria: presenti tracce di microplastiche nelle feci umane in 8 Paesi, tra questi anche l’Italia.

4 dicembre 2018
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