Entro il 2025 in Europa ci sarà una consistente riduzione dell’utilizzo dei sacchetti di plastica usa e getta ultrasottili, cioè di spessore inferiore ai 0,05 millimetri. Attualmente la normativa italiana non regolamenta sacchetti di queste dimensioni, ma di dimensioni superiori.

Buste di questo tipo sono vietate nel nostro Paese dal 2010 e in relazione al loro utilizzo pochi mesi fa sono entrate in vigore anche delle sanzioni specifiche.

La decisione di estendere questi divieti anche all’Europa è stata presa dai 28 ministri dell’Ambiente degli Stati Membri europei, riunitisi con il ministro italiano Gian Luca Galletti alla guida, che hanno dato l’ok alla proposta di direttiva che sarà approvata in Parlamento in primavera.

Le linee guida indicano due tipi di approccio e di possibilità: il pagamento di una tassa per ogni sacchetto, che dovrà entrare in vigore prima della fine del 2017, o l’obbligo di ridurre il numero medio dei sacchetti utilizzati pro capite, dai 198 attuali a 90 entro il 2019 e poi a 40 entro il 2025, quindi per passi successivi.

Lo scopo è ridurre il numero esorbitante di buste in plastica che ad oggi confluiscono nei rifiuti (8 miliardi ogni anno in Europa) o che vengono abbandonate nell’ambiente, con grave danno per lo stesso.

Dall’entrata in vigore della direttiva gli Stati Membri avranno poi 18 mesi di tempo per adeguarvisi, mentre la Commissione dovrà redarre due rapporti, uno relativo all’uso dei sacchetti biodegradabili e l’altro sulle linee da seguire per ridurre l’uso di sacchetti ultrasottili, da presentare al Parlamento e al Consiglio entro 2 anni dall’esecutività della normativa.

Una parte degli ambientalisti, come i Verdi europei, ha applaudito questo accordo, sostenendo che è un riconoscimento per il lavoro svolto dall’Italia. Il Comitato delle regioni europeo e la Gran Bretagna, tramite la voce del consigliere regionale Linda Gillham, manifestano al contrario dubbi e delusione per quelli che potevano essere obiettivi più stringenti e più ambiziosi.

18 dicembre 2014
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