Il burro fa male e aumenta il rischio di morire di infarto o altro problema cardiaco. Tutt’altro che da assolvere risulterebbe quindi questo grasso animale secondo la Harvard University, che anzi ne identifica un possibile fattore di rischio anche per alcune patologie tumorali e per la demenza.

In questo nuovo studio sugli effetti del burro sulla salute del cuore sono stati analizzati i dati relativi a 126.233 uomini e donne statunitensi, monitorati per un periodo di circa 32 anni (83.349 donne incluse nel Nurses’ Health Study 1980-2012 e 42.884 uomini inclusi nell’Health Professionals Follow-up Study 1986-2012).

Secondo i ricercatori della Harvard T. H. Chan School of Public Health di Boston, Massachusetts, coloro che presentavano i valori maggiori di grassi saturi nella propria dieta avevano mostrato l’8% di rischio di mortalità prematura (causata da infarto, tumori o patologie degenerative come Alzheimer e Parkinson) in più rispetto agli altri.

I grassi saturi sarebbero inoltre collegati, proseguono i ricercatori, all’aumento di rischio demenza (gli esperti li indicano come responsabili della riduzione dell’afflusso sanguigno al cervello) e di sviluppo di forme tumorali (a causa della presenza di estrogeni).

D’altro canto, spiegano i ricercatori, sostituendo il 5% di grassi saturi con altrettanti grassi polinsaturi si sarebbe ridotto il rischio di mortalità del 27%. Questi ultimi sono ampiamente disponibili in alimenti come oli vegetali, noci, salmone e pesce azzurro, semi.

In merito al burro e al più generale impatto dei grassi saturi sulla salute sembra al momento regnare una certa confusione. Meno di una settimana lo fa un precedente studio, condotto dalla Tufts University, al contrario affermava come una piccola dose giornaliera di questo derivato non avesse alcun impatto negativo sulla salute del cuore.

Secondo quanto ha affermato il Dott. Aseem Malhotra, del National Obesity Forum, un consumo regolare di burro può rivelarsi salutare se accompagnato a un taglio dell’assunzione giornaliera di zucchero e altri carboidrati raffinati.

6 luglio 2016
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