Una buona notizia arriva dall’UNEP (United Nations Environment Programme) e dalla WMO (World Meteorological Organization): lo strato di ozono che protegge la Terra dai raggi ultravioletti sta aumentando per la prima volta dopo 35 anni, periodo in cui è rimasto stabile.

L'”Assessment for Decision-Makers”, un documento di sintesi del Scientific Assessment of Ozone Depletion 2014, portato avanti da un team di 300 scienziati, è il primo studio che fornisce un aggiornamento globale da quattro anni a questa parte. Dal 1987, anno del Protocollo di Montreal, molto è stato fatto per la riduzione dell’emissione dei CFC, i clorofluorocarburi, utilizzati ad esempio nei frigoriferi, nelle bombolette spray, nella schiuma di isolamento, negli estintori.

In quell’occasione la mobilitazione è stata globale, la riduzione fino ad oggi di queste sostanze è stata del 90%, e finalmente adesso possiamo vederne i benefici effetti. Come ha sottolineato Michel Jarraud, segretario generale della WMO:

L’azione internazionale sullo strato di ozono è una grande storia di successo ambientale. Questo ci deve incoraggiare a cogliere lo stesso livello di urgenza e di unità per affrontare la sfida ancora più grande dei cambiamenti climatici.

I benefici di questo aumento, che dovrebbe riportarci entro il 2050 ai livelli di ozono del 1980 (anno in cui si è iniziato a misurare un calo della sua concentrazione in atmosfera), si faranno sentire sulla salute umana solo entro il 2030, con una riduzione di un numero pari a 2 milioni di casi di cancro della pelle, ma anche con un netto miglioramento per quanto riguarda danni agli occhi e al sistema immunitario.

Sarà inoltre un toccasana anche per la fauna e l’agricoltura. Le prime aree in cui sarà più visibile una netta diminuzione del buco dell’zono saranno i paesi alle medie latitudini e l’Artico, mentre in Antartide bisognerà aspettare qualche anno in più. Questi nuovi dati non implicano che non siamo più a rischio, tutti gli scienziati ricordano che il riscaldamento globale è ancora un problema molto urgente.

Anche perché, se anche i CFC, corresponsabili dell’effetto serra, sono diminuiti, pur con influenze positive sul clima, altri gas sono stati introdotti per sostituirli, come gli idrofluorocarburi (HFC). Questi ultimi non hanno effetti sull’ozono, ma hanno un elevato potere climalterante producendo attualmente, ogni anno, circa 0,5 miliardi di tonnellate di CO2, con emissioni in crescita ogni anno del 7%.

Dopo il 2050 sostanze come metano, protossido di azoto e ovviamente anidride carbonica determineranno i nuovi livelli di ozono. Tutti e tre sono gas serra, ma mentre metano e CO2 portano ad aumenti dei livelli di ozono, il protossido di azoto tende a ridurne la concentrazione. Ha spiegato Jarraud:

Le attività umane continueranno a cambiare la composizione dell’atmosfera. Il programma “Global Atmosphere Watch” del WMO, pertanto, continuerà le sue attività cruciali di monitoraggio, ricerca e valutazione per fornire i dati scientifici necessari per comprendere e, infine, prevedere i cambiamenti ambientali, come ha fatto per i 25 anni passati.

La posizione degli scienziati implica la soddisfazione e il sollievo per questa scoperta, ma anche la conspevolezza che c’è ancora molto da fare, e che, come si è visto, è ancora possibile farlo.

11 settembre 2014
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