Brusco stop per la ricerca sul bruco mangiaplastica. Lo studio condotto dalla biochimica italiana Federica Bertocchini sembrerebbe giunto a un punto morto dopo la scadenza del contratto della ricercatrice con l’Istituto di Biomedicina e Biotecnologia di Cantabria, che sembrebbe non disporre dei fondi per il rinnovo contrattuale.

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La ricerca sul bruco mangiaplastica rappresenta una scoperta dall’incredibile potenziale, che permetterebbe di far fronte a un crescente numero di rifiuti in maniera del tutto naturale e sicura. Un’innovazione che potrebbe contribuire a ridurre l’invasione di plastica a cui sono sottoposti non soltanto i territori, ma anche gli oceani sparsi in tutto il mondo.

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Non sarebbe tuttavia risultata sufficiente la notorietà acquisita appena un mese fa dallo studio e dalla ricercatrice italiana, che ha condotto la sua ricerca insieme con i colleghi Paolo Bombelli e Chris Howe dell’Università di Cambridge. I tagli sarebbero stati imposti al CNR spagnolo dalle continue riduzioni del budget disponibile operate, a partire dal 2009, dall’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).

Se in altri Paesi come Germania e Giappone tali riduzioni sono state compensate da una maggiore spesa statale, in Spagna come in Italia si sono verificati importanti tagli alla ricerca. Alla studiosa italiana resta ora solo un anno circa di accesso ai laboratori come semplice tecnico e un sussidio di disoccupazione.

L’intenzione di Federica Bertocchini è quella di portare comunque avanti, nei limiti del possibile, il suo studio sulle larve della cera in grado di mangiare la plastica, con la speranza di attrarre quanto prima fondi da altri istituti di ricerca.

23 maggio 2017
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