Il broccolo è un ortaggio molto diffuso e apprezzato nelle stagioni autunnali e invernali. Disponibile già dalla fine dell’estate, e sino al successivo dicembre, è protagonista di diversi piatti della tradizione italiana, sia come elemento portante che come contorno. Ma come coltivarlo in orto?

Dei broccoli esistono diverse varietà locali, come il mugnolo o il romanesco, quindi è importante scegliere con attenzione la tipologia preferita prima di affidarsi alla pratica in orto. Per facilitare questa operazione, si consiglia di chiedere tutte le informazioni del caso al proprio fornitore di fiducia o al negozio di botanica, anche in relazione alle caratteristiche climatiche del proprio luogo di residenza.

Cosa sapere prima di coltivare i broccoli

La Brassica oleracea var. italica, conosciuta anche con il nome di cavolo broccolo, è una varietà di Brassica oleracea, appartenente alla famiglia delle Brassicaceae. Dello stesso genere proprio del cavolo, è una pianta coltivata sin dall’epoca dei romani e ben diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo, dove cresce rigogliosa. Dell’ortaggio vengono consumate le inflorescenze centrali non ancora mature, mentre normalmente non si utilizzano foglie o altre parti. Spesso scelto per l’alimentazione autunnale e invernale, è di frequente impiegato per la preparazione di zuppe e minestre, ma anche cotto al vapore oppure crudo in pinzimonio. Le caratteristiche della pianta, nonché le esigenze di crescita, non sono affatto dissimili dal comune cavolo, tanto che spesso vengono coltivati contemporaneamente.

Il clima preferito è quello fresco, normalmente non sopra i 20-22 gradi, ed è per questo che il broccolo trova una buona applicazione sulla tavola autunnale e invernale. Allo stesso modo, però, non sopporta temperatura eccessivamente rigide, per questo nei periodo più freddi dell’anno può essere indicata la predisposizione di appositi ripari e coperture. Rimane comunque una pianta tipica del Mediterraneo e la coltivazione è possibile pressoché in tutta Italia.

Il terreno ideale è quello a medio impasto, mescolato a ghiaia, torba o sabbia, anche se la pianta mostra una buona adattabilità ai più svariati tipi di terriccio. Importante, tuttavia, è che il terreno in questione sia altamente drenante, per evitare i dannosi ristagni d’acqua. Altrettanto importante è la fertilizzazione della dimora definitiva, che potrà avvenire anche tramite concimi organici come il compost, con operazioni di vangatura e zappatura qualche mese prima della semina e del trapianto, per permettere alle sostanze nutritive di diffondersi uniformemente nel terreno. Considerando come ogni varietà abbia periodi diversi di semina – le precoci dalla fine delle primavera per una raccolta ad agosto, le classiche da fine maggio e per tutta l’estate per il consumo autunnale – anche quello di concimazione varia. Di norma, la fertilizzazione avviene qualche mese prima della messa in dimora, possibilmente nella stagione antecedente.

Le richieste d’acqua, infine, variano a seconda del periodo di coltivazione: in primavera e in estate, salvo frequenti fenomeni atmosferici, si procede con una certa frequenza, prendendo come riferimento l’aridità del terreno e preferendo mattina o tarda sera per l’operazione. In autunno e in inverno, invece, le precipitazioni dovrebbero essere sufficienti.

Coltivazione in orto

Il broccolo può essere efficacemente coltivato in orto, mentre la crescita in vaso è assai meno frequente, anche date le dimensioni della pianta e l’estensione durante la crescita. Questo non vieta, tuttavia, che in possesso di contenitori di adeguata misura e sufficiente profondità non si possa provare.

La predisposizione della dimora è molto importante. Come già accennato, il terreno dovrà essere di medio impasto, anche con ghiaia e torba, quindi essere sottoposto a sufficiente fertilizzazione. Preferiti sono i concimi organici, come il compost o il letame, da distribuire sul terreno tramite vangatura. In linea generale, si procede nella stagione precedente alla semina ma, in alternativa, si può preparare il terreno in autunno per la successiva primavera.

La semina avviene di solito in semenzaio, per un successivo trasferimento delle piantine nella dimora definitiva al raggiungimento di circa 10 centimetri d’altezza. I semi andranno inseriti in piccole buche, non più profonde di un paio di centimetri, e ricoperte di terriccio e sabbia lievemente inumiditi. Il trapianto, invece, avviene in apposite buche ben distanziate, anche di 30-40 centimetri l’un l’altra, oppure in filari di circa un metro. Il raccolto comincia dai 2 ai 4 mesi della prima semina, a seconda della grandezza raggiunta della pianta, ed è progressivo a seconda del bisogno, prediligendo prima le piante più grandi.

Tra le pratiche di manutenzione tipiche, la sarchiatura per eliminare le erbacce e la predisposizione di protezioni, sia per il sole più caldo che per gli agenti atmosferici più violenti. Necessario, infine, il controllo sovente per monitorare insetti e parassiti.

6 settembre 2015
I vostri commenti
Nicola scioli, lunedì 7 settembre 2015 alle0:42 ha scritto: rispondi »

Nonostante coltivo ortaggi regolarmente, trovo comunque interessanti le vostre rubriche che seguo quotidianamente.

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