Il progetto australiano per contenere gatti randagi e selvatici, annunciato qualche giorno fa dalle autorità locali, solleva le prime polemiche dall’universo animalista. A farsi portavoce delle proteste è un volto da sempre associato alla salvaguardia degli animali, quello di Brigitte Bardot. L’attrice francese ha infatti condannato la nazione per l’intenzione di sopprimere due milioni di gatti entro i prossimi cinque anni, una scelta che si sarebbe resa necessaria poiché il proliferare dei felini starebbe mettendo a repentaglio la sopravvivenza di molte specie animali autoctone.

Il Ministero dell’Ambiente locale ha già fatto sapere come il progetto di soppressione non sia una guerra contro i gatti, bensì un’inevitabile necessità a fronte dell’estinzione di molte specie animali. Un vero e proprio “tsunami di morte” per le specie native australiane, tra cui uccelli, roditori e piccoli mammiferi, che i felini avrebbero decimato. Non è però dello stesso parere Brigitte Bardot, la quale ha richiesto al governo di riconsiderare il piano di soppressione, per salvare la vita ai milioni di felini coinvolti nel provvedimento.

Questo genocidio animale è inumano e ridicolo. Oltre a essere crudele, uccidere questi gatti è assolutamente inutile considerato come i rimanenti continueranno a riprodursi.

L’attrice ha sottolineato come i fondi per il progetto di contenzione potrebbero essere riconvertiti in un piano capillare di sterilizzazione, a suo parere l’unica pratica che possa davvero assicurare la contenzione dei felini, poiché impedisce loro di riprodursi.

Oltre alla Bardot, da tempo attivista per i diritti degli animali, anche PETA Australia ha espresso la propria insoddisfazione per il progetto del governo:

Non solo uccidere e avvelenare gatti è crudele, le eliminazioni hanno dimostrato di essere di scarso successo nel lungo periodo. Inoltre, il ricorso del veleno nelle aree suburbane mette gatti domestici, cani e altri carnivori selvatici a rischio.

La questione rimane comunque di difficile soluzione. Da un lato, infatti, la necessità di proteggere le specie autoctone dai gatti in libertà, una vera e propria minaccia alla vita selvatica così come specificato anche da un recente studio condotto nel Regno Unito. Dall’altro, le istanze di protezione verso i felini stessi, tramite la sterilizzazione e il recupero. Al momento, non è dato sapere se le proteste porteranno effettivamente al cambio di rotta sperato.

22 luglio 2015
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I vostri commenti
Vincenzo Pardini, lunedì 16 maggio 2016 alle10:20 ha scritto: rispondi »

Non si può cambiare la natura dei gatti.Sono felini e sono predatori.E' ridicolo e offensivo alla loro specie mettergli il guinzaglio. Ma il peggio, oltre il quale non si va, è parlare, come in Australia, di doverli sopprimere solo perchè esistono e si comportano secondo la loro natura. Vogliamo togliere agli animali ogni libertà, e vorremmo modificarli secondo le nostre esigenze, gusti, e divertimenti. Altrimenti li sopprimiano, senza pensare che questo concetto lo abbiamo trasferito da tempo anche verso i nostri simili, viste le guerre in atto nel pianeta. Solo amanado e rispettando gli animali si può tornare ad amare e rispettare il prossimo.

Carmela, mercoledì 22 luglio 2015 alle22:08 ha scritto: rispondi »

Come al solito deve intervenire Brigitte Bardot a tutelare gli animali da incapaci pronti a sopprimere piuttosto che a usare il cervello (quel poco)per risolvere il problema.Brava la Bardot.

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