All’interno della cassetta del perfetto bricolage, non possono mancare rotoli di nastro isolante o adesivo. Eppure spesso se ne confondono gli utilizzi, anche con delle conseguenze potenzialmente pericolose qualora si decidesse di lavorare con cavi e collegamenti elettrici. Quali sono, di conseguenza, le principali tipologie di nastro isolante e adesivo e quali i loro utilizzi?

In linea generale, si può operare una semplice ma importante distinzione: per nastro isolante si intendono tutti quegli strumenti adesivi pensati principalmente per i collegamenti elettrici. Il nastro adesivo, invece, risponde a necessità più quotidiane, come la chiusura di un pacco o il fissaggio un decoro alle pareti: questa tipologia, seppur alcuni esemplari dimostrino un buon isolamento, non è indicato per i lavori domestici che hanno a che fare con l’elettricità.

Nastro isolante

Nastri isolanti

Insulation tape isolated on wooden background via Shutterstock

Il nastro isolante è un film, solitamente in materiale plastico malleabile, dotato di un lato adesivo. Il materiale di cui è composto è stato appositamente pensato per manifestare una scarsa o nulla conducibilità elettrica: l’ideale per ricoprire cavi scoperti, evitando che il contatto accidentale possa generare un cortocircuito, ma anche per ridurre l’eventualità di prendere la famosa scossa. Un nastro isolante non vale l’altro, tuttavia, poiché ognuno di essi ha una portata massima a seconda degli usi e della quantità di tensione elettrica a cui verrà sottoposto.

La prima differenziazione deriva proprio dal materiale con cui questi prodotti sono fabbricati. Il più comune è quello in vinile o PVC, utile per la gran parte delle necessità domestiche e di bricolage, poiché resiste a tensioni anche elevate, è estremamente elastico e, non ultimo, ha un costo decisamente economico. Vi è poi il nastro in calza di rame, che non isola dalla corrente elettrica ma serve per schermature di cavi come quelli delle antenne, così da evitare fastidiose interferenze. Segue quindi quello in fibra di vetro, dall’uso solitamente professionale, pensato per i grandi collegamenti ad alta tensione data la sua estrema resistenza al calore. Fra gli outsider utile è anche citare il cosiddetto duct-tape, l’adesivo argentato tipicamente statunitense, molto spesso anche isolante: per vagliare questa caratteristica, bisognerà prima accertarsi tramite le informazioni riportate sulla confezione.

La seconda differenziazione, invece, è relativa alle caratteristiche proprie del nastro, solitamente indicate sulle confezioni al momento dell’acquisto. Ogni nastro presenterà infatti una soglia di tensione massima che l’adesivo sarà in grado di supportare, la massima capacità di allungamento prima della rottura, la temperatura di esercizio e molto altro ancora.

È normalmente disponibile in diversi colori, oltre al classico nero: si consiglia di conservare nella cassetta, accanto a martelli e chiavi, almeno tre tinte diverse: in questo modo si potranno identificare i cavi in base alla loro polarità, i fili di terra e via dicendo, a seconda delle proprie necessità

Nastri adesivi

Scotch

Hands with roll of transparent packaging, adhesive tape via Shutterstock

A differenza del precedente, i nastri adesivi non nascono con lo scopo primario di isolare collegamenti elettrici, bensì per altri compiti di bricolage o quotidiani. Alcuni di essi, in particolare quelli in PVC, possono comunque manifestare un buon potere di isolamento, ma è sempre meglio evitare soluzioni fai da te.

Il più comune, e probabilmente il più conosciuto, è il classico nastro trasparente, noto anche come scotch. Di norma in polipropilene (PP) o anche in polivinilcloruro (PVC), viene scelto quando l’utilizzo deve risultare il meno visibile possibile, ad esempio per chiudere un pacco o affrancare un fiocco. Si abbina perfettamente con le superfici di carta e cartone, ma anche su alcuni metalli e sul vetro. Sul legno e sulle pareti, invece, tende a lasciare residui o rimuovere porzioni consistenti di materiale quando rimosso.

Altrettanto comune è il nastro carta, realizzato appunto in una speciale fibra cartacea e utilizzato per i più variati scopi. Non rovinando la superficie d’approdo, è spesso scelto sulle pareti per delimitare aree, affinché possano essere facilmente decorate con la pittura senza fastidiose sbavature. Non è, però, particolarmente resistente: molto semplice, infatti, è tagliarlo con le mani. Il classico nastro da pacco, normalmente di colore marrone, è scelto per il suo ridotto spessore e per la massima aderenza sul cartone, utile proprio per sigillare confezioni così come suggerisce il nome. Il nastro medico, in carta o in stoffa, è utilizzato per il fissaggio di bende, garze e altri dispositivi sterili, mentre quello biadesivo è molto simile al classico scotch, ma presenta entrambi i lati comparsi di colla: è indicato quando si desidera appendere decori a vetri e pareti, in particolare di carta. Infine, vi è un nugolo ben nutrito di altri esemplari, come ad esempio quelli spugnosi o dal profilo rialzato, progettati principalmente nei lavori d’arredamento.

7 novembre 2015
In questa pagina si parla di:
Lascia un commento