La Brexit rischia di avere pesanti conseguenze sulle politiche ambientali del Regno Unito. Gli ambientalisti britannici sono preoccupati soprattutto dalle ricadute sull’inquinamento. Le emissioni di polveri sottili, finora frenate dalle stringenti normative europee, potrebbero tornare fuori controllo.

La possibilità di appellarsi all’UE ha permesso a molte associazioni civiche e ambientaliste di fare causa al governo britannico per spingerlo ad adottare politiche ambientali più severe. Cause che hanno portato a numerose vittorie concrete negli ultimi anni, costringendo il Governo a occuparsi della pulizia dei litorali; ad approvare strategie di contenimento dello smog nelle aree urbane; a tutelare le riserve naturali e la fauna selvatica; a promuovere il riciclo dei rifiuti; a limitare l’uso di neonicotinoidi in agricoltura per proteggere le api.

L’associazione mondiale dei professionisti dell’ambiente ha rivelato che ben l’82% degli esperti britannici ritiene più stabili ed efficaci le politiche ambientali adottate all’interno dell’UE. A preoccupare il mondo ambientalista britannico è anche lo scetticismo nei confronti dei cambiamenti climatici nutrito dai leader a favore della Brexit Johnson e Farage. Una posizione che mette a rischio i target fissati alla COP21 di Parigi. Anche il WWF Italia è preoccupato per l’esito del voto:

Questa scelta comporterà un indebolimento del ruolo dell’Unione Europea nell’affrontare le sfide internazionali su natura, ambiente e clima.

Il WWF fa notare che l’essere membri dell’UE è vantaggioso per l’ambiente e per la salute pubblica, perché le normative comunitarie tutelano la qualità dell’aria e dell’acqua; difendono la biodiversità; promuovono l’efficienza energetica e le energie rinnovabili. L’associazione del panda auspica che il Regno Unito continui a impegnarsi su questi fronti anche dopo aver lasciato l’UE:

Inquinamento e cambiamenti climatici non hanno confini e sono entrambi problemi da affrontare con urgenza, che si appartenga all’Unione Europea o meno. Dispiace aver perso un difensore forte e efficace in ambito europeo, come è stato finora la Gran Bretagna, sulle questioni che riguardano il clima: questo aumenta le responsabilità di tutti gli altri Stati membri, affinché accelerino i propri sforzi nel portare a termine l’accordo di Parigi.

Anche l’ex ministro dell’ambiente Corrado Clini si aspetta conseguenze negative dalla Brexit. In particolare Clini teme che il ruolo di negoziazione dell’UE nel dibattito climatico globale possa uscirne indebolito. La Gran Bretagna tratterà in autonomia i target di riduzione delle emissioni.

L’UE non potrà più contare sul ruolo “ponte” del Regno Unito con gli Stati Uniti per far approvare limiti più severi:

La Gran Bretagna sta cercando di recuperare sul piano industriale e potrebbe assumere una posizione sull’uso dei combustibili fossili non proprio in linea con l’Europa.

27 giugno 2016
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, lunedì 27 giugno 2016 alle19:29 ha scritto: rispondi »

In questi giorni assisto ad un puro terrorismo psicologico su temi politici, economici, sociali,ambientalisti, come se l'uscita del Regno Unito diventasse una catastrofe mondiale. Ma il messaggio subliminale agli altri partner europei è : Non azzardatevi a voler uscire dalla UE altrimenti "peste vi coglierà".

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