La piaga del bracconaggio continua a devastare le specie autoctone africane, in particolare elefanti e rinoceronti. Una pratica alimentata dal mercato nero dell’avorio, con prezzi di oltre 1.500 dollari per trenta grammi di prodotto, responsabile dell’uccisione di circa 100.000 elefanti tra il 2010 e il 2012. Nonostante gli efferati attacchi dei cacciatori di frodo, però, una recente ricerca ha dimostrato come i branchi riescano a riorganizzarsi, dimostrandosi quindi socialmente elastici. Naturalmente, questo non significa che la caccia illegale non sia da condannare, bensì certifica le buone capacità di adattamento per una specie che, per molti versi, rimane ancora sconosciuta e affascinante.

La struttura dei branchi è solitamente matriarcale: sono le grandi femmine, infatti, ad essere al centro delle relazioni sociali degli elefanti. Ma sono proprio queste esemplari a essere maggiormente colpite dal bracconaggio poiché, di norma, presentano delle zanne più sviluppate rispetto alla controparte maschile. I ricercatori della Colorado State University, di conseguenza, si sono domandati come i gruppi sociali potessero ricomporsi dopo la perdita del capobranco o, in alternativa, di un membro fondamentale per la sopravvivenza della stessa società di pachidermi. È quindi emerso come gli elefanti dimostrino un’incredibile, e a tratti inedita, capacità di riorganizzazione sociale, con un veloce ricambio generazionale nei ruoli chiave del branco e un’unione ancora più salda fra i membri. In altre parole, vi è un rafforzamento della stessa struttura di gruppo, forse nel tentativo di rispondere con più prontezza alle nuove minacce dell’uomo e dell’habitat.

I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista Current Biology, derivano dall’analisi di 16 anni di dati, da elefanti appartenenti alla Samburu National Reserve in Kenya, gestita dall’organizzazione Save The Elephants. Ogni singolo esemplare è stato quindi identificato, per poi ricostruirne tutta la rete di relazioni sociali. Nonostante la piaga del bracconaggio, un problema che colpisce praticamente ogni branco, i ricercatori hanno scoperto come la struttura sociale rimanga intatta nonostante l’uccisione della matriarca. Questo è possibile con un veloce ricambio generazionale: l’esemplare femmina anagraficamente successiva alla matriarca, infatti, prende immediatamente le redini del gruppo e gli altri elefanti sembrano accettarne subito la guida. Così ha commentato Shifra Goldenberg, dottorando e co-autore dello studio.

Questo mostra che gli elefanti sono socialmente elastici. Da specie altamente sociale, dipendono dai legami: il fatto che non abbiamo assistito a un collasso sociale è certamente una buona notizia. […] Ma quali sono le altre implicazioni dal perdere la matriarca? Certo, questi elefanti stanno mantenendo delle forme di struttura sociale, ma cosa significa tutto questo in termini estensivi?

Quest’ultima domanda è fondamentale in relazione al ruolo assunto dalle femmine sopravvissute: pur essendo fondamentali in termini ecologici per la gestione del branco, potrebbero non disporre delle medesime competenze della matriarca. Un fatto che si potrebbe ripercuotere con una performance ridotta in situazioni difficili, come la caduta di un membro in un pozzo o durante un periodo di siccità.

18 dicembre 2015
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