Non trova tregua il bracconaggio di elefanti in Africa, con circa 50.000 esemplari uccisi ogni anno. Un dato preoccupante e in costante crescita, un problema che rischia di mettere a repentaglio la sopravvivenza stessa della specie, mentre le istituzioni locali arrancano nel tentativo di individuare i cacciatori di frodo. Una nuova tecnica, tuttavia, potrebbe complicare le attività dei malintenzionati: l’analisi del DNA per individuare i punti caldi dei bracconieri.

È quanto rivela una ricerca pubblicata su Science: l’analisi del codice genetico degli elefanti vittime di bracconaggio, derivato da avorio e altri parti del corpo sequestrate dalle autorità, permette di localizzare con precisione dove più frequentemente avvengano le uccisioni di pachidermi. Così facendo, sarà possibile improntare degli interventi più mirati per ridurre il fenomeno.

Lo studio, condotto dal dottor Samuel Wasser dell’Università di Washington, parte da un importante presupposto: gli elefanti sono animali sociali, di conseguenza tutti gli esemplari presenti in una medesima area saranno fra di loro in qualche modo geneticamente collegati. Analizzandone il DNA, sarà quindi possibile costruire delle vere e proprie mappe della diversità genetica in Africa, che permetteranno non solo di identificare da quale luogo del continente giungano gli esemplari vittime del bracconaggio, ma anche di concentrare gli sforzi di contenzione in quei posti dove la caccia di frodo è più intensa.

Per sviluppare l’ambizioso metodo, il team di lavoro ha analizzato i materiali raccolti in 28 sequestri, effettuati dal 1996 al 2014, per un totale di 1.500 campionamenti. Dall’analisi genetica, è emerso un risultato sorprendere: la gran parte del bracconaggio potrebbe provenire da solo due punti caldi africani, dove accadono delle vere e proprie uccisioni di massa. Per quanto riguarda i cosiddetti elefanti delle foreste, la gran parte degli attacchi potrebbe avvenire nelle vicinanze del Tridom, un’area protetta tra Gabon, Camerun e Repubblica del Congo. Per gli esemplari da savana, invece, la maggioranza delle uccisioni avverrebbe tra la Tanzania e il Mozambico. Grazie ai risultati di queste evidenze genetiche, si spera che i governi locali e le organizzazioni internazionali concentrino i loro sforzi con un interventi integrati proprio in queste aree, per ridurre il più possibile le conseguenze della caccia di frodo.

19 giugno 2015
Fonte:
BBC
I vostri commenti
paolo, sabato 1 agosto 2015 alle11:11 ha scritto: rispondi »

Qualcuno mi sa indicare una localita' in Africa dove si potrebbe fare il volontario in qualche centro per accudire e proteggere animali? E' una domanada seria ho un buonissimo lavoro ma penserei di mollare tuutto per affronatre una nuova vita grazie Paolo

Italiano, giovedì 25 giugno 2015 alle22:15 ha scritto: rispondi »

Purtroppo: l'idiozia,l'ingordigia e violenza contro i beni naturali di non pochi esseri umani-non hanno limiti !

Lascia un commento