Nutrire il pianeta e tutelarlo allo stesso tempo significa dare valore e potere agli “small scale producers”. I piccoli produttori saranno il futuro dell’alimentazione sostenibile. A dirlo sono i giovani di Slow Food Youth Network, intervenuti alla quarta edizione di BorgoFuturo per raccontare l’iniziativa “We feed the Planet”.

Il cibo è uno dei temi più importanti nel dibattito pubblico di questi ultimi anni, in particolare in un Paese come l’Italia che quest’anno ospita l’Expo. Per parlare di cibo in maniera critica bisogna però analizzare attentamente l’industria dell’alimentazione insieme ai protagonisti del futuro del settore, i piccoli produttori.

In uno “spazio incontri” gremito di gente sono intervenuti i portavoce di Slow Food Youth Network e di Rees Marche, Rete di economia etica e solidale, con un dibattito che ha richiamato molti dei partecipanti di BorgoFuturo e degli abitanti di Ripe San Ginesio.

Molti giovani si avvicinano alla terra, con tutti gli ostacoli che ne derivano. Le multinazionali e l’industria del cibo hanno messo in atto un’opera di massificazione dei gusti e dell’immaginario, portando avanti azioni profondamente anti-etiche, come il “land grabbing”, ovvero l’abitudine di comprare pezzi di terra per le colture intensive, sottraendoli ai contadini.

In questo scenario, sono i piccoli e spesso giovani produttori a essere schiacciati. Francesco Scaglia, portavoce del di Slow Food Youth Network Italia, ha spiegato:

A causa dello sfruttamento incontrollato delle terre, il 70% della biodiversità è scomparsa negli ultimi 50 anni. Gli small scale producers sono la risposta all’omologazione della produzione di cibo, grazie ai metodi di coltivazione che utilizzano e che rispettano le risorse naturali e l’immenso patrimonio ambientale che ci circonda.

Nell’ottica dello Youth Network sono proprio i piccoli agricoltori a dover essere protagonisti di un evento come Expo che, se inizialmente incentrato su un importantissimo tema come quello della nutrizione, è diventato ormai una sorta di vetrina del potere che le multinazionali hanno acquisito negli ultimi 50 anni. Scaglia ha sottolineato:

La realizzazione di Expo è lontana dall’idea originale, in qualche modo ha tradito le intenzioni iniziali. L’esposizione di Milano si è ridotta a una vetrina, ad un luna park per architetti: quello che manca è il dialogo sul cibo, il confronto fra punti di vista e soluzioni diverse, l’approfondimento sui reali problemi dei coltivatori.

Per parlare di nutrire il pianeta bisogna farlo con chi davvero lo nutre, spiega Scaglia, ovvero gli small producers, che si inseriscono in un sistema completamente alternativo. Un sistema che non consente lo sfruttamento della terra e delle risorse, ma si armonizza con i cicli naturali, scegliendo tecniche e soluzioni rispettose per il proprio ambiente.

I problemi dei giovani agricoltori e degli small producers sono stati lasciati completamente in ombra in questi anni. È con loro che si deve discutere se si vuole immaginare un’agricoltura e una produzione di cibo sostenibile, rispettosa dell’ambiente, equa e solidale.

Per questo motivo il network porterà a Expo Milano oltre 2000 fra contadini, produttori, coltivatori e altri protagonisti della piccola agricoltura per una “sfilata” sul decumano, con l’obiettivo di mostrare i veri protagonisti della nutrizione del futuro. Il portavoce dei giovani di Slow Food ha spiegato:

Porteremo a Expo contadini dell’Uganda, coltivatori di caffè latinoamericani, agricoltori asiatici, produttori africani. Sarà una sorta di chiamata aperta, per innescare un dibattito incentrato sui veri problemi di chi produce e ama il cibo, e che spesso è vessato dalle logiche commerciali della grande industria alimentare.

L’iniziativa “Terra Madre giovani – We Feed the Planet” è prevista dal 3 al 6 ottobre a Expo. Non solo una “sfilata” che mostri i veri volti dell’alimentazione di domani, ma una serie di dibattiti sui problemi reali di chi si approccia al mondo dell’agricoltura, un’occasione per mettere in rete contadini e aziende. Scaglia ha concluso:

Non sarà una semplice passeggiata per le vie di Expo. Il nostro obiettivo è mettere in contatto queste realtà locali con aziende disposte a investire sull’agricoltura del futuro che deve necessariamente prodotta su piccola scala, sostenibile e rispettosa dei diritti dei lavoratori.

9 luglio 2015
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