L’agricoltura biologica è l’unico sistema applicabile per un futuro sostenibile, ma da sola non basta. A dirlo è Serge Latouche, economista e filosofo francese padre della teoria della decrescita, intervenuto a BorgoFuturo 2015.

Nella cornice di Ripe San Ginesio, che ha ospitato la quarta edizione di BorgoFuturo, il professore francese noto per i suoi lavori sull’antropologia economica ha parlato ai molti partecipanti di agricoltura biologica, di ritorno alle autoproduzioni e di riduzione dei consumi energetici e alimentari. Latouche ha spiegato:

L’agricoltura industriale basata su pesticidi e concimi chimici crea dei gap: da un lato aumenta i target di produttività per il lavoratore, dall’altro impoverisce i terreni. Un contadino che lavora una piccola area avrà, sul lungo periodo, un tipo di terra con maggiore produttività rispetto ad una vasta zona coltivata con metodi intensivi, perché i metodi utilizzati impoveriscono il suolo fanno si che la produttività crolli inevitabilmente.

Secondo Latouche la transizione verso un sistema alimentare e agricolo differente è inevitabile. Complice la riduzione graduale delle fonti fossili, l’agricoltura biologica è l’unica risposta possibile per immaginare un futuro sostenibile per il pianeta:

Se non siamo sicuri che nel 2050 sfameremo il mondo con l’agricoltura biologica, possiamo essere sicuri di un’altra cosa: il sistema dell’industria agroalimentare finirà inevitabilmente, con la scomparsa di petrolio e fonti fossili. Per questo è necessario intervenire prima che si consumino anche la gran parte delle risorse naturali, a causa dell’impatto delle attività umane.

Nel sistema alimentare attuale, tutto è basato sul petrolio: dalla produzione alla distribuzione, fino allo smaltimento dei rifiuti. Secondo Latouche, l’agricoltura biologica da sola non basta, ma è l’intero sistema a dover essere scardinato:

Ogni anno produciamo 17 milioni di ettari di deserti e i sistemi per compensare trovati fin ora non sono efficaci. Se continuiamo con questo modello produttivista, ma comunque meno produttivo dell’agricoltura contadina tradizionale e dell’agroecologia, nel 2050 non ci sarà più un albero da abbattere.

In questo quadro le fonti rinnovabili sono una parte importante del percorso che porta alla sostenibilità, ma per Latouche è il modello di consumo a dover essere cambiato. Il sistema dello spreco deve essere invertito, non solo in ambito alimentare, ma anche nel settore dell’energia.

La generazione distribuita può essere un modello ideale da seguire, prosegue il filosofo francese, insieme ai sistemi di bioedilizia innovativa che permettono una riduzione dei consumi energetici. Le trasformazioni in atto delineano la società del futuro come ambienti costruiti attorno all’idea di piccole comunità sostenibili, che autoproducono dei beni ed energia, distribuendoli sul territorio.

Ripe San Ginesio fornisce, secondo Serge Latouche, un modello di trasformazione importante che altre comunità potrebbero seguire. Grazie agli interventi innovativi adottati in merito a energia e riqualificazione, e al successo del festival BorgoFuturo, un paese di 800 abitanti in Provincia di Macerata è diventato un laboratorio sperimentale in continua evoluzione. Latouche ha concluso:

L’evoluzione sta nelle piccole comunità che si auto organizzano, che vivono delle risorse del territorio, tutelandolo e valorizzandolo allo stesso tempo. Ripe San Ginesio, in questo senso, è un esempio da imitare per capire come dovremmo vivere in un futuro che sia davvero sostenibile per tutti e che guardi alle risorse naturali come un patrimonio di inestimabile valore.

7 luglio 2015
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