Mentre il Governo continua a promettere che la nuova Strategia Energetica Nazionale è in arrivo (il sottosegretario De Vincenti oggi ha detto che arriverà entro una settimana), il Senato prosegue la sua indagine conoscitiva sulla SEN per capire se e come si può far scendere il prezzo delle bollette degli italiani.

Martedì pomeriggio la Commissione Industria ha ricevuto i rappresentanti di Sorgenia e un documento inviato da Assocarboni. Praticamente il cane e il gatto, visto che l’azienda e l’associazione rappresentano interessi quasi completamente opposti e sono uniti solo dal desiderio di frenare le rinnovabili.

Sorgenia parte dal presupposto che tra il 1999 e il 2011 in Italia sono stati aggiunti 24 GW di potenza nel sistema elettrico nazionale, aumentando di molto l’energia disponibile per i clienti senza ricorrere alle importazioni dall’estero. Tutto ciò è costato 15 miliardi di euro in investimenti che ora vanno ripagati.

Per questo motivo l’azienda torna a battere sul cosiddetto “capacity payment“, cioè sulla norma che impone costi aggiuntivi in bolletta per gli utenti al fine di ripagare non solo l’energia elettrica realmente prodotta dalle centrali termoelettriche (soprattutto le nuove centrali a gas che costituiscono una bella fetta di quei 24 GW), ma anche l’energia che ogni centrale sarebbe in grado di produrre in caso di emergenza.

Tutto deriva dall’ormai nota crisi del termoelettrico, che produce e vende poca energia a causa della crisi economica e della concorrenza spietata del fotovoltaico, ormai arrivato a quota 15 GW. Le centrali, in pratica, funzionano oggi per metà delle ore per cui erano state progettate. E quindi guadagnano molto meno e i gestori hanno difficoltà a ripagare i finanziamenti.

Il capacity payment servirebbe proprio a garantire entrate alle centrali termoelettriche per l’energia che sono costrette a non produrre. Questa norma c’è già: è stata introdotta con il decreto sviluppo ai primi di agosto. Ma non c’è ancora la delibera dell’Autorità per l’Energia elettrica e il Gas con la quale si selezionano gli impianti che ne potranno usufruire.

Poi Sorgenia chiede di portare avanti la strategia dell’hub del gas europeo, in cui l’Italia dovrebbe essere il collettore d’ingresso per il gas che si consuma nell’Europa meridionale. Tutto questo al fine di far scendere i prezzi del gas, con cui Sorgenia produce buona parte della sua energia, e allinearli con quelli del carbone. Cioè, in pratica, buttare fuori dal mercato le centrali a carbone che hanno una minore efficienza rispetto a quelle a gas.

Discorso opposto è quello che fa Assocarboni, che ribadisce la sua vecchia tesi: in Italia ci sono troppe centrali a gas e troppo rinnovabili e per il carbone c’è poco spazio. Secondo l’associazione che tutela gli interessi legati al carbone con questa fonte si risparmia rispetto al gas e alle rinnovabili, si produce più lavoro e grazie alle tecnologie più moderne si tutela anche l’ambiente.

Per quanto riguarda le emissioni di CO2 Assocarboni non può che ammettere che le centrali a carbone ne producono molte di più, ma torna a battere sulla cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica (la famosa CCS). Senza però ricordare che questa tecnologia, non in Italia ma in tutto il mondo, è ancora in fase di sperimentazione e, soprattutto, ha dei costi energetici ed economici enormi.

Fonti: Sorgenia, Assocarboni

4 ottobre 2012
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I vostri commenti
Pier Luigi Caffese, venerdì 5 ottobre 2012 alle13:32 ha scritto: rispondi »

Lo Stato deve bloccare subito il capacity payments di tutti,incluso Sorgenia,e deve bloccare l'uso del petrolio in centrali Enel non dando l'integrazione per finta emergenza.Noi progettisti di energia ibrida sappiamo che il costo per Mwh di una centrale petrolio oscilla da 150 a 300 euro e quello di una centrale gas metano da 60 ad 80 MWh.Lo Stato applica ai consumatori italiani una tariffa di 90Mwh e noi progettisti di energia ibrida-rinnovabili con adeguati stoccaggi abbiamo proposto un hydro modulare da 15-20 euro al MWh,cioe' proponiamo all'Italia una diminuzione dell'elettricità del 40% in bolletta.Pagando il capacity payments che significa ti pago per essere pronto anche se non produci niente, liberiamo l'Italia dalla cultura parassitaria e pagastato che ha a tutti i livelli,dai ceo energetici inadeguati a chi nel Governo avvalla cose e pagamenti che fanno parte di uno strumentario energetico che deprime e non sviluppa il paese.No,nessun pagamento di capacity payments,no agli hub di rigassificazione mangiasoldi,si alle navi rigassificatrici che costano 1/10 degli hub e per lo shale gas aspettiamo le norme Eu-27 dato che il primo gassificatore Shell che pulisce lo shale esce solo nel 2018 e percio' divieto assoluto di sbarcarlo nottetempo a Gioia Tauro eludendo i controlli e le tasse IEA sul barile shale.

cosimo, venerdì 5 ottobre 2012 alle12:04 ha scritto: rispondi »

eccoli qua quelli di Sorgenia (cioè de benedetti) sempre a cercar soldi dallo Stato cioè noi.. Glieli ha ordinati il medico di fare gli investimenti?? Il rischio d'impresa consiste solo nel rischio di guadagnare e mai in quello di perdere??

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