Terna è in ritardo con il potenziamento della rete elettrica nazionale e questo fa salire i costi delle bollette dei consumatori perché impedisce una sana concorrenza nel settore elettrico. Per questo motivo, Terna andrebbe penalizzata economicamente. È il giudizio decisamente forte e schietto dell’Antitrust italiano che, intervenendo nella discussione aperta sulla Strategia Energetica Nazionale, mette in luce come più volte Terna sia stata sollecitata a darsi da fare:

L’Autorità da molti anni osserva con preoccupazione che, per un insieme articolato di motivazioni (alcune direttamente riferibili ai costi della governance multilivello), il completamento del piano di potenziamento della rete di trasmissione nazionale da parte di Terna non viene a compimento.

>>Leggi il testo definitivo della Strategia Energetica Nazionale

L’Autorità per la Concorrenza, quindi, accende il faro su:

l’importanza, anche sotto il profilo concorrenziale, del perseguimento delle opere di potenziamento della rete di trasmissione e di risoluzione delle congestioni, anche attraverso una efficace e rigorosa applicazione della norma che ha previsto un sistema di pianificazione degli investimenti del gestore di rete Terna e di controllo da parte dell’Autorità per l’energia, da attuarsi rispettando comunque il principio di separazione proprietaria tra la trasmissione e la generazione elettrica

Secondo l’Antitrust già nella SEN si dovrebbe prevedere la possibilità per l’Autorità per l’Energia elettrica e il Gas (AEEG) di imporre misure di penalizzazione dei ricavi a Terna. Cioè multe perché è indietro con i programmi di aggiornamento della rete elettrica.

Nella discussione si inserisce il presidente di Assoelettrica, Chicco Testa, che pur non chiedendo penalizzazioni per Terna conferma l’esistenza del problema:

Da parte nostra, come produttori elettrici non possiamo esimerci dall’osservare che i ritardi accumulati nello sviluppo della rete, ancorché attribuibili a cause diverse dall’azione di Terna, hanno generato e continuano a generare costi crescenti che si riflettono nei prezzi finali dell’energia elettrica. Si potrà discutere su chi deve pagare per questo ritardo. Intanto è però evidente che ha pagare finora sono stati i consumatori e le stesse imprese elettriche.

I ritardi nello sviluppo della rete elettrica sono ormai un classico del sistema energetico italiano. Terna è nel mirino di authority e produttori di energia da anni, ma si è sempre difesa affermando che i progetti di sviluppo della rete ci sono, i soldi anche, mamancano le autorizzazioni da parte degli enti locali interessati dai tracciati delle nuove linee elettriche.

Il caso esemplare in questa vicenda è il raddoppio dell’elettrodotto Sorgente-Rizziconi tra Sicilia e Calabria. L’opera, in progetto da anni e da alcuni mesi in fase di cantiere, è stata autorizzata dai ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico dopo un lungo tira e molla tra Terna e la Regione Sicilia. Recentemente alcuni Comuni e cittadini della Valle del Mela, nel messinese, hanno presentato due ricorsi al TAR perché le linee elettriche non sarebbero state interrate.

Il timore dei messinesi è quello dell’inquinamento elettromagnetico, dovuto all’altissima tensione (380 kV, oltre cento volte il voltaggio della rete elettrica domestica) dell’energia che scorrerà nei cavi. Ma il TAR non ha ammesso nessuno dei due ricorsi, cosa che ha spinto amministratori e cittadini del Mela a protestare un paio di giorni fa davanti Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea Regionale Siciliana.

Dall’altro lato dello Stretto hanno protestato gli agricoltori calabresi, proprietari delle terre oggetto dell’esproprio precedente la realizzazione dell’opera. A loro fianco è scesa persino la Coldiretti, il che la dice assai lunga su quanto sia intricata la questione. Se il Sorgente-Rizziconi dovesse finalmente vedere la luce la potenza del collegamento attuale tra Sicilia e Calabria verrebbe raddoppiata. Terna afferma che ciò abbasserebbe i costi altissimi (anzi, i più alti d’Italia) pagati dai siciliani per l’energia elettrica perché permetterebbe di importare energia a basso prezzo dal continente all’isola.

A leggere i dati sugli scambi di energia nel 2012, però, si scopre che la Sicilia esporta elettricità (1,25 GWh l’anno scorso) e non la importa. Di esempi del genere l’Italia ne è piena, anche se se ne parla sempre molto poco. È molto più facile, infatti, far polemica sui costi delle rinnovabili che pesano in bolletta.

Fonti: AGI Energia, Giornale di Sicilia, Il Sole 24 Ore

31 gennaio 2013
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