Blocco auto Roma: torna il bluff delle domeniche ecologiche

Quando penso alle domeniche a piedi – o domeniche ecologiche, o domeniche senz’auto, o come vi pare – mi sale una tristezza goethiana, uno spleen distopico, una mestizia quasi nostalgica. Perché lo stop alla circolazione delle auto, spesso solo su carta e con un elenco di deroghe lungo così, mi sembra spuntare da un’altra epoca. Da un mondo in cui forse – forse – ci si poteva ancora illudere di tamponare l’avvelenamento delle nostre città, grandi e piccole – per Legambiente in 39 hanno sforato i limiti lo scorso anno – dalle polveri sottili senza provvedimenti strutturali. Senza cioè mettere davvero al bando i veicoli più inquinanti, senza favorire una rottamazione seria che prediliga i mezzi ecologici, senza potenziare i trasporti pubblici portandoli su standard europei, senza rivedere del tutto i piani urbanistici rimettendo al centro il pedone, la bici, il mezzo sostenibile, la condivisione, le aree verdi. Per giunta la prima domenica ecologica romana dopo il referendum fallito (e boicottato) sull’ATAC assume una luce ancora più deprimente.

La Capitale ripartirà domenica 18 novembre con la prima delle cinque giornate di stop, in cui rimarranno fermi anche i mezzi diesel Euro 6. Le deroghe arriveranno e gli orari, al solito, fanno ridere perché se stop dev’essere ci si riduce in realtà a 9 ore totali. Domenica scorsa è stata la volta di Cesena, che ne ha programmate ben otto, poi sette a Rimini (dove i mezzi sono stati fermi il 4 e torneranno a bloccarsi il 18). Ancora, simili provvedimenti partiranno, come da anni, a Ravenna, Modena, Bologna, Parma, Piacenza e così via. Torino è stata chiusa per smog il 28 ottobre. L’unica notizia positiva dell’ultimo anno è stato il blocco in Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto dei veicoli diesel Euro 2 ed Euro 3 con una mossa senza dubbio più significativa. Basta però guardarsi intorno e ammirare il fatiscente parco auto delle grandi città italiane per capire che servono misure ancora più incisive anche in quella direzione.

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Già, perché le domeniche ecologiche non servono a niente. Se vengono organizzate, ovviamente, con quell’intento. Se le vogliamo predisporre perché – in chiave estetica o di fruizione della città – ci fa piacere non rischiare di finire sotto un tir, ben vengano. Se le spacciamo come canale di sensibilizzazione all’ipermotorizzazione ancora meglio. Insomma, le domeniche ecologiche possono servire a tutto tranne che all’ambiente. Rispondono a un ambientalismo di facciata, utile ai sindaci e ai politici per rispondere a fenomeni più grandi di loro. Peggio: un non-ambientalismo che se ne lava le mani la domenica sera, contando i soldi di qualche multa. Poche a dire il vero: solo per fare un esempio, nella domenica dello scorso 11 febbraio a Roma vennero effettuati appena 1.624 controlli per 291 multe. Se ne farebbero di più multando tutti quelli in doppia fila sulla Tuscolana in un giorno qualsiasi.

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Non è serio nel 2018, con la mole di informazioni e studi di cui disponiamo, pensare che con qualche ora di stop alla circolazione si possano risolvere i problemi delle PM 10 sopra i 50 microgrammi per metro cubo e, più nel complesso, gli squilibri ambientali che vivono i nostri contesti urbani avvelenati nella terra, nell’aria e nell’acqua. Ogni anno, dicono fonti europee, 400 mila persone muoiono prematuramente per le conseguenze dell’inquinamento atmosferico: 10 volte quelle uccise dagli incidenti stradali. Altrove si tentano provvedimenti più radicali: a Parigi le auto sono schedate in base a età e potenziale inquinante con dei bollini a cui si incrociano blocchi del traffico più robusti, in alcune città tedesche si pensa a leggi molto dure in particolare per il diesel, in Norvegia il problema quasi non esiste più grazie alla diffusione dell’elettrico (dal 2025 le uniche in circolazione), a Londra è aumentata la “congestion charge”.

Dopo gli stop domenicali, si diceva, le concentrazioni medie mensili di particolato (PM10) e di biossido di azoto non scendono. Se ne accorse perfino il Piemonte quando, nel 2011, tentò di sospenderle dopo un rumoroso studio dell’Arpa locale. Lo sosteneva anche l’ex assessora all’Ambiente del Comune di Roma, Estella Marino, e in generale, a scorrere rapidamente la rassegna degli ultimi anni, lo credono un po’ tutti i politici. Che però, in assenza di altro e di un po’ di coraggio, fermano il traffico senza pensarci troppo. Tanto è domenica.

Eppure i problemi per i cittadini – che già durante la settimana si muovono come bestiame, quasiasi sia il mezzo prescento, pubblico o privato – rimangono anche nel giorno in cui magari l’auto servirebbe per andarsi a fare una bella gita fuori porta in compagnia (la domenica unico giorno in cui il carpooling naturale funziona davvero), per visitare un parente, per portare le bici al parco. Insomma, le domeniche ecologiche possono essere una misura emergenziale ma questo, se possibile, ne approfondisce tutti i limiti. Allora perché sono diventate una misura strutturale?

15 novembre 2018
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