Consumo eccessivo di capi d’abbigliamento una minaccia per l’ambiente. A ricordarlo è Greenpeace Germania, che alla vigilia del “Black Friday” ha pubblicato una ricerca evidenziando il grave impatto ambientale da tale forma di “consumismo sfrenato”.

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Un fenomeno quello del Black Friday che sta prendendo sempre più piede anche in Italia, ma che può nascondere alcune pericolose insidie per l’ambiente. Come ha sottolineato Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace:

Difficile resistere alla tentazione di un buon affare, ma l’offerta di prodotti a basso costo fa sì che consumiamo e produciamo rifiuti a un ritmo più elevato di quello che il nostro pianeta può sostenere.

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Greenpeace lancia in risposta al Black Friday il “Buy Nothing Day“, che coinciderà con il “venerdì nero” dello shopping e che al contrario potrà essere festeggiato non comprando nulla. L’obiettivo è sottolineare quanti siano i vestiti che ogni anno finiscono, pur essendo ancora buoni, nelle discariche. Per evidenziarlo sfileranno (in tre città asiatiche ed europee) le “trash quenns”, vestite con indumenti recuperati grazie al riciclo di abiti dismessi.

In termini di numeri emerge come sia cambiato in maniera netta il comportamento dei consumatori. Secondo la ricerca condotta da Greenpeace Germania ogni persona acquista il 60% in più di prodotti d’abbigliamento, i quali a loro volta hanno una durata media dimezzata rispetto a quanto accadeva 15 anni fa.

Cifre che si ripercuotono inevitabilmente sul dato relativo alle vendite, passate da un miliardo di miliardi di dollari (2002) agli 1,8 miliardi di miliardi attuali (2015). La previsione per il 2025 è che si giunga entro quella data a 2,1 mld di miliardi di dollari.

A preoccupare anche il crescente ricorso a fibre sintetiche, in particolare poliestere, che causa emissioni tre volte superiori (durante il suo ciclo vita) rispetto al cotone. Vengono inoltre minacciati dalle produzioni tessili anche gli ambienti marini, invasi da microfibre in plastica. Come ha concluso Ungherese:

Le aziende dell’abbigliamento devono ripensare questo modello di consumo usa e getta e produrre capi che durino più a lungo e che siano riparabili e riutilizzabili. Come consumatori prima di effettuare il nostro prossimo acquisto chiediamoci: ne ho realmente bisogno?

24 novembre 2016
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