Bite Me, la lampada commestibile alla frutta

A cena spegnete la luce… e mangiatela per fare il pieno di vitamine, antiossidanti e sali minerali! L’idea di una lampada 100% biodegradabile e commestibile è del designer newyorkese Victor Vetterlein. Il nome dell’innovativa lampada, Bite Me, “Mordimi”,  è un esplicito invito all’assaggio. La lampada è composta da  una speciale plastica organica ricavata dalla glicerina vegetale e dall’agar, un polisaccaride impiegato come gelificante naturale prodotto dalle alghe.

Quando la lampada arriva a fine vita il problema dello smaltimento è decisamente semplificato: è sufficiente rimuovere le componenti elettriche e le luci LED. Le strisce adesive che permettono alle luci LED  e ai fili elettrici di restare attaccati al telaio principale biodegradabile possono infatti essere rimossi facilmente. A questo punto, non resta che lavare accuratamente la restante parte commestibile della lampada. Il procedimento per portare in tavola la lampada e mangiarla consiste nell’immergere le componenti commestibili nell’acqua per circa un’ora, affinché possano ammorbidirsi e ritrasformarsi in cibo.

A dire il vero, dopo l’immersione nell’acqua, la lampada si trasforma più in qualcosa di simile, in quanto a consistenza, alle caramelle gommose. Per chi non ama le gelatine, c’è sempre un’altra opzione per lo smaltimento: utilizzarla come compost in giardino o smaltirla nell’umido. La lampada è disponibile in quattro diversi gusti, tutti alla frutta: mela, ciliegia, arancia e mirtillo. Al momento la lampada commestibile alla frutta non è ancora in vendita ma presto verrà prodotta su scala commerciale.

Per chi fosse interessato a conoscere le proprietà nutrizionali della lampada, l’agar, la gelatina derivata dalle alghe bollite, è ricca di vitamine ed e K, di zinco,  calcio, ferro, magnesio e potassio. Le componenti edibili contengono inoltre acido pantotenico, la vitamina B5, nutriente molto utile per rallentare l’invecchiamento cellulare dell’epidermide e aiutare la pelle a rimarginarsi in caso di ferite ed escoriazioni.

6 dicembre 2012
I vostri commenti
Paola Pagliaro, venerdì 7 dicembre 2012 alle10:51 ha scritto: rispondi »

sì fortunamente le idee e i materiali alternativi sono infiniti, spesso però il problema è che stentano ad uscire dalla nicchia del prototipo o di costosi oggetti elitari e a ritagliarsi spazio su scala commerciale, sia per i costi di produzione sia per l'attaccamento dei consumatori agli oggetti realizzati con materiali "solidi" tradizionali.

Silvano Ghezzo, giovedì 6 dicembre 2012 alle23:40 ha scritto: rispondi »

A quando i cellulari e computer che a fine utilizzo si potranno mangiare, risolvendo così l'annoso problema dello smaltimento. Certo che le idee "originali" non hanno confini. 

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