Esporsi al biosfenolo A in gravidanza potrebbe avere effetti nocivi per il bambino. A indagare sui possibili risvolti per la salute derivanti dall’esposizione a tale componente, presente in molti prodotti realizzati in plastica, la University of Maryland School of Medicine.

I ricercatori statunitensi hanno voluto approfondire l’ipotesi che un’esposizione da parte delle future mamme al biosfenolo A (BFA) porterebbe, se avvenuta durante il periodo della gravidanza, ad un aumento del rischio per i bambini di ridotta capacità respiratoria.

Nello studio sono state coinvolte 398 donne in gravidanza, i cui valori di biosfenolo A sono stati rilevati durante la 16esima e la 26esima settimana gestazione, confrontando poi la capacità respiratoria e un campione di urina dei bambini una volta ogni dodici mesi durante i primi anni di vita.

Stando ai risultati ottenuti, quando i bambini raggiungono i 4 anni di età a ogni incremento di 10 volte del valore medio nelle urine di BPA corrisponderebbe una riduzione del volume espiratorio forzato (FEV1) del 14,2%. Questa diminuzione non verrebbe tuttavia riscontrata al successivo controllo, avvenuto in corrispondenza del quinto anno.

Possibili effetti vi sarebbero, seppur marginali, in corrispondenza di alti valori di BPA nelle urine alla 16esima settimana i bambini mostrerebbero un aumento di circa quattro volte nella manifestazione di sibilo persistente nel respiro. Come ha spiegato il Dr. Adam J. Spanier, ricercatore presso la University of Maryland School of Medicine:

Abbiamo riscontrato come l’esposizione prenatale al BPA durante le prime fasi della gravidanza è stata associata in maniera inconsistente con una ridotta capacità polmonare, un aumento delle probabilità di respiro sibilante o di rantolo nei bambini più piccoli.

Se studi futuri confermassero che l’esposizione prenatala al BPA può rappresentare un fattore di rischio per una ridotta salute respiratoria, questo potrebbe fornire un percorso alternativo per lo sviluppo della prevenzione dell’asma.

7 ottobre 2014
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