Tracce di microplastiche, insetti, vetro e sabbia nella birra. A compiere la preoccupante scoperta è stato un recente studio pubblicato sulla rivista specializzata Food Additives and Contaminants. I ricercatori hanno esaminato in laboratorio campioni di 24 marchi tedeschi di birra.

Grazie all’impiego di microscopi molto potenti gli studiosi sono riusciti a individuare persino le particelle più piccole di contaminanti. Dall’analisi è emersa la presenza di microfibre di plastica nel 100% dei campioni analizzati. Dieci dei marchi di birra coinvolti nello studio sono tra i più noti e venduti.

La ricerca dimostra che la portata contaminante della plastica sta aumentando a dismisura: dagli oceani al suolo le particelle contaminanti stanno infatti penetrando nella catena alimentare. I ricercatori si affrettano a placare i facili allarmismi, specificando che la presenza di microplastica nella birra non rappresenta un rischio immediato per l’incolumità dei consumatori:

Il numero esiguo di microplastiche rilevato nella birra in sé non è allarmante, ma la loro presenza in una bevanda così comune indica che l’ambiente umano è ampiamente contaminato da micropolimeri sintetici.

Fino a quando non sarà posto un freno alla contaminazione da plastica nel mondo, oltre a lievito, luppolo, acqua e orzo, anche i produttori e consumatori di birra puristi dovranno rassegnarsi alla presenza di altri ingredienti nella popolare bevanda alcolica.

Oltre ai frammenti di microplastica, nei campioni di birra è stata riscontrata la presenza di altri minuscoli detriti: cellule epiteliali, piccolissimi frammenti di vetro e persino insetti. Nella birra è stata rilevata inoltre la presenza di sabbia, imputabile all’impiego di acqua di sorgente nel processo produttivo.

Secondo gli esperti, questi contaminanti sono da attribuire alle condizioni di scarsa igiene delle grandi fabbriche di birra. Su questo fronte è sicuramente possibile intervenire nei singoli birrifici, ma per quanto riguarda le microplastiche la battaglia dovrà essere affrontata su scala globale, riducendo la dispersione dei rifiuti nell’ambiente.

15 settembre 2014
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I vostri commenti
Roberto Cena, lunedì 22 settembre 2014 alle15:59 ha scritto: rispondi »

L'acqua potabile viene ottenuta in diversi modi, per esempio: 1) Da una fonte, quindi si tratta di acqua piovana che percola attraverso terreni e rocce di colline e montagne. 2) Da un pozzo, tipicamente è l'acqua di un fiume o quella che percola sotto distributori di benzina e gasolio, campi coltivati e fabbriche, lievemente filtrata da strati di ghiaia e sabbia. 3) Acqua di mare desalinizzata e filtrata con carboni attivi (in Europa questo processo è quasi assente). E' evidente che se si utilizza acqua di pozzo, come nella gran parte della produzione di bevande, si trovano tracce di diserbanti, concimi nitrici, benzene, solventi aromatici, idrocarburi polimerizzati, nelle birre e nei Soft-Drink. La soluzione migliore è di prediligere le bevande che specificano 'acqua di fonte', per esempio le bevande San Pellegrino e NON Coca Cola, Fanta, Sprite, ed evitare le birre (anche quelle prodotte in Italia) molto diffuse. Concludendo, con l'agricoltura biologica si diminuirebbe anche l'inquinamento delle falde freatiche, specialmente nell'esausta campagna italica.

Matteo, martedì 16 settembre 2014 alle20:21 ha scritto: rispondi »

Filtrazione sterilizzante, magari utilizzando dei filtri di plastica. Non c'è niente da fare, se non si smette di utilizzare la plastica, non se ne esce. Oramai è ovunque, io sono un contadino e nei campi si trovano comunemente oggetti di plastica anche vecchi di anni finiti lì chissà come. se poi si vedono i campi confinanti con le strade sembra una discarica, se uno non ci vive non può immaginare l'arretratezza culturale degli esseri umani. Liberarsi di una bottiglia di plastica gettandola dal finestrino, è un gesto che impiega pochi secondi, ma chi la riceve se la ritrova per anni tra la terra, nel frattempo si fotodegrada dando origine alle cosidette microplastiche.

Ignazio Francesco, martedì 16 settembre 2014 alle0:16 ha scritto: rispondi »

In casi come questi, in attesa di poter purificare il mondo, cominciamo a rendere obbligatorio misure del tipo. filtrazione sterilizzante (a 0,2 micron) delle bevande.

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