Le bioplastiche stanno diventando sempre più comuni nella vita di tutti i giorni. Esistono materiali di alta qualità in grado di sostituire la plastica prodotta a partire dal petrolio, ma hanno ancora un limite che impedisce una maggiore diffusione rappresentato dai costi di generazione.

In particolare per quanto riguarda l’acido polilattico (PLA), che si ottiene dal mais e dalla canna da zucchero, il motivo è legato ai vari passaggi intermedi durante le fasi di produzione. Il problema è stato però risolto con un nuovo metodo scoperto dai ricercatori del KU Leuven Centre for Surface Chemistry and Catalysis.

La ricerca è stata pubblicata su Science. È partita dalla necessità di ridurre il numero dei passaggi durante il processo di realizzazione del materiale, pur mantenendo alta la qualità della plastica. Quello che avveniva prima era la conversione dell’acido lattico, in un reattore, in una sorta di pre-plastica di bassa qualità.

Il processo avveniva ad alta temperatura e sotto vuoto. La pre-plastica veniva poi suddivisa in blocchi e tramite alcuni processi, che richiedevano l’utilizzo di metalli pesanti e producevano scarti, si arrivava alla PLA finale di ottima qualità.

Un prodotto “green” ottenuto con procedure non altrettanto green, per lo meno non al 100%. Col nuovo metodo però, come spiega il ricercatore post-dottorato Michiel Dusselier:

Sollecitiamo e guidiamo il processo chimico nel reattore con una zeolite come catalizzatore. Le zeoliti sono minerali porosi. Selezionando un tipo specifico sulla base della sua forma porosa siamo stati in grado di convertire l’acido lattico direttamente nei blocchi per la PLA senza produrre grandi quantità di sottoprodotti che non rientrano nei pori della zeolite.

Il nostro nuovo metodo ha diversi vantaggi rispetto alla tecnica tradizionale: produciamo più PLA con meno rifiuti e senza l’utilizzo di metalli, inoltre, il processo di produzione è più conveniente, perché siamo in grado di saltare un passaggio.

Il metodo ha già ottenuto il brevetto, che è stato venduto ad una società chimica che vorrebbe utilizzarlo a livello industriale. Questo darà sicuramente nuovo slancio a questo innovativo materiale, che è compostabile, riciclabile e biocompatibile. Potrebbe per esempio essere utilizzato anche per usi medici, ad esempio per fili di sutura.

Rimangono però ampi settori in cui il veloce degrado di questo materiale, soprattutto a contatto con fluidi, lo rende non adatto. Ciò non toglie che la completa sostituzione negli altri ambiti e un processo di produzione meno impattante possano far sentire i loro effetti a livello ambientale.

8 luglio 2015
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