Da tempo alcune Case auto si affidano a materiali di origine naturale per la realizzazione di alcuni componenti della vettura: il trattamento delle bioplastiche è da tempo presente sui taccuini delle priorità da parte delle principali case costruttrici.

Ford non fa eccezione. In queste ore il “gigante” di Detroit comunica il ricorso alle materie plastiche derivanti dagli scarti della lavorazione della tequila: un inedito trattamento che viene sviluppato con l’obiettivo di ridurre il peso degli autoveicoli e, di conseguenza, venire incontro alle esigenze di attenzione all’ambiente.

L’innovativo sistema di ottenimento di bioplastiche secondo Ford vede la collaborazione con Jose Cuervo, azienda messicana leader nella produzione della tradizionale tequila.

Nel dettaglio il progetto prevede l’impiego degli scarti ottenuti dalla produzione del classico superalcolico, simbolo del Messico: dal trattamento dell’agave blu (la materia prima della tequila), o meglio dai residui fibrosi di scarto nelle fasi di produzione del distillato, si otterrebbe un materiale particolarmente leggero da impiegare a bordo dei modelli prodotti da Ford. Nello specifico (e attraverso l’unione con altre materie proime sostenibili) si otterrebbero cablaggi, parti del cruscotto e della strumentazione.

Tecnicamente il procedimento studiato da Ford e da Jose Cuervo segue l’intero ciclo di vita dell’agave blu. La fase di crescita della pianta dura sette anni; al termine, e una volta raccolto, il cuore dell’agave viene cotto al vapore per estrarne il succo. A sua volta, Jose Cuervo impiega una parte delle fibre di scarto come fertilizzante e come materia prima per alcune aziende artigiane locali.

Non è la prima volta che il comparto automotive studia l’impiego delle materie prime naturali per la componentistica di primo equipaggiamento.

La stessa Ford, pioniera in questo senso (le origini si rifanno alla seconda metà degli anni 30, con lo studio della “Hemp Body Car”, o “auto di canapa”, progetto completato nel 1937 che prevedeva l’impiego di semi di soia e canapa per la carrozzeria) in tempi recenti ha avviato dei programmi di studio relativi alla produzione di bioplastiche dagli ortaggi (pomodori) e da fibre naturali.

21 luglio 2016
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