Il decreto sulle buste della spesa in plastica biodegradabile, che chiude le porte alla plastica con additivi oxobiodegradabile, è il tema centrale di una discussione avuta ieri con Claudio Maestrini, presidente di Asso EcoPlast. Cioè dell’associazione che tutela gli interessi dei produttori di plastica tradizionale con gli additivi, che ci ha contattato dopo la pubblicazione della lunga intervista con Francesco Degli Innocenti, responsabile Ecologia dei prodotti di Novamont.

Con quell’intervista avevamo fatto il punto sulla situazione shopper all’indomani del decreto diventato legge nel marzo scorso, spiegando bene la differenza tra la plastica tradizionale, quella oxodegradabile e quella compostabile conforme allo standard EN13432. Secondo AssoEcoPlast quel decreto ha dei forti limiti, sia tecnici che giuridici, ma Maestrini tiene a precisare che la posizione della sua associazione è diversa da quella di UnionPlast, organismo di Confindustria che tutela i produttori di plastica tradizionale non compostabile e senza additivi.

Secondo UnionPlast, la cui posizione è stata smentita ufficialmente un paio di giorni fa dal Governo con una risposta all’interrogazione parlamentare del senatore Francesco Ferrante del PD, sarebbero a norma anche i sacchetti di plastica normale purché siano almeno in parte riciclati. Secondo Asso EcoPlast, invece

Il decreto così com’è dice che oggi va bene la plastica En13432, ma poi fa riferimento a un decreto di carattere non regolamentare che dovrà essere promulgato entro dicembre che potrebbe dare la possibilità di usare anche altri tipi di imballaggi.

Rispondendo all’interrogazione di Ferrante il Ministero non ha aggiunto nulla: oggi il decreto dice che va bene la plastica En13432 e tutto il resto è rimandato a un’ulteriore valutazione. Unionplast, poi, sostiene un’interpretazione un po’ diversa dalla nostra, cioè quella che se introduciamo una piccola percentuale di plastica riciclata alla plastica normale il risultato è conforme al decreto. Questa è una posizione che noi non abbiamo mai sostenuto né condiviso.

Maestrini ci spiega che, secondo Asso EcoPlast, sul mercato c’è spazio sia per la plastica EN13432 che per quella oxobiodegradabile:

I nostri sforzi adesso vanno nella direzione di portare a conoscenza delle istituzioni, dei cittadini, dei consumatori che la plastica oxobiodegradabile è un’alternativa complementare alla bioplastica. Noi non diciamo che è migliore in assoluto, diciamo che in determinate applicazioni è un’alternativa più vantaggiosa. Non esiste il materiale perfetto, dipende dal contesto.

Detta con una battuta, gli additivi sarebbero come l’airbag per un’auto:

La plastica oxobiodegradabile è riciclabile, riutilizzabile e con tutte le caratteristiche della plastica normale. Ma se, incautamente, accidentalmente o per qualunque altra ragione finisce nell’ambiente, invece di persistere nell’ambiente viene degradata nel giro di poco tempo. Siamo un po’ nella condizione dell’airbag. Speriamo di non usarli mai, ma se disgraziatamente ci dovesse servire siamo contenti di averlo. La plastica oxobiodegradabile a fronte di un investimento estremamente ridotto consente alla plastica di avere tutte le caratteristiche tradizionali e, in più, se finisce nell’ambiente si biodegrada. Attenzione: non si frantuma, si biodegrada e viene assimilata da microorganismi e funghi e diventa anidride carbonica e biomassa.

Riguardo ai sacchetti di plastica compostabili, Asso EcoPlast è convinta che oggi ce ne siano troppi sul mercato rispetto alle reali esigenze di contenimento della frazione umida dei rifiuti urbani.

Questo è dovuto al fatto che differenziata e compostaggio, in Italia, sono ancora troppo poco diffusi e, di conseguenza, i sacchetti che si portano a casa dal supermercato non possono essere riutilizzati tutti per l’umido. Se però pensiamo di poter risolvere la questione semplicemente trattando la plastica compostabile come un normale rifiuto umido, Maestrini ammonisce:

Quando la plastica compostabile finisce nel compostaggio non contribuisce alla qualità del compost, anzi va tutta in CO2. Tant’è che la norma En13432 prevede che questi sacchetti diventino CO2 al 90% in sei mesi. Conversione in CO2 vuol dire che c’è una combustione, tant’è che la plastica En13432 nel compostaggio si bioincenerisce e produce CO2.

E nel frattempo ho un problema di inaridimento del compostaggio, quindi la tendenza a riempire il compostaggio di bioplastica non ha senso, né dal punto di vista economico né per i compostatori. Poi c’è il problema che in molti centri di compostaggio i rifiuti, all’ingresso, passano dal rompi sacchi perché ancora arriva molto umido contenuto in sacchetti non compostabili. Quindi spesso anche i sacchetti compostabili vengono scartati e mandati in discarica.

La teoria del bioincenerimento, però, è smentita da Novamont che la ritiene “suggestiva ma infondata”. Paragonando la situazione italiana a quella europea, invece, Maestrini nota:

In Europa, all’infuori dell’Italia, non c’è nessun paese che abbia delle imposizioni o dei divieti. Ci sono dei paesi che hanno delle incentivazioni, ad esempio nella ex Yugoslavia ha regimi fiscali differenziati per la plastica compostabile, per quella oxobiodegradabile e per quella tradizionale. Una sorta di Eco Tax, con la plastica meno ecocompatibile che paga di più.

L’unico paese al mondo che ha imposto un divieto, che io sappia, sono gli Emirati Arabi Uniti che hanno vietato tutte le plastiche tranne quelle oxobiodegradabili. Ma noi non vogliamo che venga imposta la plastica oxobiodegradabile in Italia, noi vorremmo un bouquet ragionato in cui vengono offerte delle opzioni sulla base di un dibattito scientificamente sensato e pacato.

Sintetizzando la questione, quindi, Asso EcoPlast ammette senza problemi che i prodotti in plastica oxobiodegradabile non siano compostabili e non possano essere utilizzati nello stesso modo di quelli EN13432. Ma nega l’esigenza di metterli al bando per legge, quando invece potrebbero essere utilizzata la plastica con gli additivi per realizzare i sacchi neri per contenere la frazione secca della differenziata. Che non finisce al compostaggio.

Secondo Asso EcoPlast, quindi, sul mercato c’è spazio sia per la plastica compostabile che per quella oxobiodegradabile perché sono due prodotti diversi, con finalità diverse. Di molto altro abbiamo parlato con Maestrini, come potete vedere nel video integrale dell’intervista.

25 maggio 2012
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