L’Italia è al primo posto in Europa per quanto riguarda il parco veicoli alimentati a metano tra auto private, vetture commerciali, autobus e mezzi dedicati al trasporto merci. Basterebbe questa premessa per capire come, investendo in modo responsabile sul biometano, il nostro Paese potrebbe compiere un enorme passo in avanti per quanto riguarda la risposta al fabbisogno energetico.

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A ciò si aggiungano le possibilità offerte da questo gas per quanto riguarda i consumi domestici e quelli industriali, così da comprendere come si tratti di una risorsa in grado di abbattere le emissioni nocive e contribuire alla lotta contro i cambiamenti climatici.

Serve però che anche le istituzioni facciano la loro parte, semplificandone sia la produzione che la distribuzione: le previsioni parlano di circa 12.000 nuovi potenziali posti di lavoro legati agli impianti di trattamento dei rifiuti, alla gestione delle discariche (frazione organica dei rifiuti) e al settore agro-industriale (scarti di biomasse). Questo il parere di Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente, realtà che appoggia l’iniziativa Piattaforma Biometano promossa dal Consorzio Italiano Biogas:

La produzione di biometano è un anello fondamentale per il corretto trattamento dei rifiuti biodegradabili nell’ambito del nuovo scenario dell’economia circolare europea. A tal proposito, è fondamentale costruire impianti di digestione anaerobica, in particolare nel centro sud Italia che ne è ancora sprovvisto.

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Se l’Italia sceglierà di puntare sul biometano in un’ottica di sviluppo energetico, lo dovrà però fare con un occhio di riguardo alla tutela dell’ambiente e, soprattutto, senza andare a compromettere la qualità e la quantità del suolo oggigiorno destinato alle altre culture.

Attualmente gli impianti presenti sul territorio nazionale sono sette, sei dei quali a solo scopo dimostrativo: entro il 2030 si potrà però arrivare a produrre 8,5 miliardi di metri cubi di biometano. Così sottolinea Ciafani:

Anche il settore agricolo può dare il suo contributo, tenendo conto però dell’efficienza dell’uso del suolo, dando priorità agli scarti agricoli e alle biomasse di integrazione rispetto alle colture dedicate, e senza entrare in conflitto con la produzione di cibo.

9 febbraio 2017
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andrea, venerdì 10 febbraio 2017 alle8:11 ha scritto: rispondi »

Sono un metanoautista da sempre (dal 1981) dalle mie parti (marche) le colonnine sono molto radicate nel territorio, infatti dopo l'emilia romagna nella mia regione la percentuale del parco macchine alimentate a metano raggiunge più del 16% . Con questo volevo dire che bisogna investire nella distribuzione. Ciao!

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