Da qualche anno, in controtendenza rispetto all’andamento di altri settori economici, segnati dalla crisi, il mercato del biologico in Italia e non solo, è in continua crescita. Secondo dati di FederBio, nel 2014 la crescita del giro di affari è stata dell’8% rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 2,6 miliardi di euro solo considerando il mercato interno. L’export aggiunge infatti un valore di 1,06 miliardi di euro al totale.

Merito anche di una variegata offerta di canali di distribuzione, che però hanno dinamiche differenti. Il maggior incremento nelle vendite, secondo stime di AssoBio, ci sarebbe stato nel settore del discount, con un aumento del 25,8%. Al secondo posto gli ipermercati, con un 11,5%, a seguire i supermercati, con un 9,9%.

Sarebbe negativo l’andamento dei negozi tradizionali, dove il bio cala del 18% e dell’ortofrutta nella grande distribuzione, che scende di un 2,5% a causa sia dei danni all’agricoltura dovuti all’instabilità del clima delle ultime stagioni, sia dell’assortimento già di per sé limitato e dei costi di imballaggio che pesano sui prezzi.

In calo anche le vendite dirette, per esempio in azienda o nei mercatini, per un -1,5%. Rimane forte invece il comparto dei negozi specializzati, ai quali ci si rivolge di più: qui la crescita è stata del 7,5% con un un valore pari a quasi la metà del totale (1,1 miliardi di euro).

Elementi di punta sono stati gli alimenti per bambini, con un aumento del 20% delle vendite, e prodotti come biscotti, cresciuti del 14%, così come passate e polpa di pomodoro (14,1%). Nel corso del 2014 un buon andamento c’è stato anche per i prodotti a base di soia e seitan e per i vini. Quello che si nota è una crescente attenzione a prodotti sani, che fanno capo a un certo tipo di filiere, dove maggiori sono anche i controlli e quindi la trasparenza e le garanzie.

Sono soprattutto le persone di classe e livello di istruzione medio-alti ad avvicinarsi e fidelizzarsi a questo tipo di prodotti, innanzitutto perché in Italia i prezzi sono ancora proibitivi, soprattutto nei negozi specializzati, per la maggioranza della popolazione.

Inoltre perché si renderebbe necessario un certo tipo di istruzione e informazione, spiegano le associazioni, non solo per apprezzare i vantaggi del biologico, ma anche per capire come muoversi in questo variegato settore. Queste condizioni si verificano soprattutto nel nord est e nel nord ovest, anche perché, come ha spiegato Paolo Carnemolla, presidente di FederBio:

più del 30% dei consumatori sarebbe intenzionato ad acquistare prodotti biologici, ma da Firenze in giù è molto difficile trovarne nella rete vendita. Il consumo è fortemente concentrato al Centro Nord, per non dire al Nord.

Un settore quindi dalle forti potenzialità, che le previsioni indicano continuerà a crescere. La sua forza si può osservare anche dal punto di vista occupazionale: sono infatti 220 mila i lavoratori del settore attualmente impiegati nel Belpaese.

Un settore però che è ancora concentrato soprattutto sull’export e risulta sottosfruttato. Avrebbe infatti bisogno di maggiori assortimenti e anche di maggiore competitività, che tenga sotto controllo i prezzi e lo renda ancora più accessibile.

9 gennaio 2015
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