Per chi, come chi scrive, ha la possibilità di farsi un giro uno giro all’interno di un supermercato Bio a Parigi, la notizia non sorprende più di tanto. Che il biologico Made in Italy sia in espansione lo dicono gli scaffali pieni di etichette italiane. Eppure le proporzioni con cui questo boom sta continuando sono decisamente importanti.

Per il sesto anno consecutivo, come avevamo notato anche poco tempo fa, il settore Bio in Italia è cresciuto, con una percentuale dell’8,9%. Crescita che è stata trainata non solo da consumi sempre più diffusi nel Paese – tanto che la Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) parla ormai di “nuova abitudine” e non di “moda” – ma anche da un’esportazione dei nostri prodotti all’estero davvero impressionante. In pochi anni l’Italia è diventata il Paese europeo numero uno in fatto di esportazioni di prodotti Bio, soprattutto se parliamo del settore agroalimentare.

Secondo Federbio:

In molti paesi esteri, in particolare quelli germanofoni e nel Nord America, il prodotto biologico e in particolare il prodotto Organic Made in Italy riscuote ampie preferenze.

L’esperienza personale ci porta a concludere che anche in Francia le cose per il Made in Italy non vadano male. Ad ogni modo, il mercato interno risulta ancora il settore decisivo ed è importante osservare che anche in questo campo la crescita sia sensibile. Le parole della CIA sono in questo senso rivelatrici:

Dal punto di vista dei consumi, (il biologico) rappresenta circa il 3% del fatturato alimentare e solo il 2,3% della popolazione ne fa uso esclusivo, anche se negli ultimi due anni le vendite nei supermercati sono aumentate dell’11,5% e nei negozi specializzati del 15-20%.

Qualcuno noterà come si tratti comunque di quantità tali da far parlare di una certa marginalità del settore. Si tenga però conto della crisi attuale e della riduzione del potere di acquisto di stipendi e salari. I beni di prima necessità Bio sono senza dubbio più cari in media, rispetto alle grandi marche da supermercato. Però il settore continua a crescere, nonostante tutto. A nostro modo di vedere un motivo è quello di un certo slittamento di senso della parola Bio all’interno dei comportamenti della clientela.

Se in origine era una questione di etica ambientale unita alla poca fiducia rispetto alle tecniche “chimiche” della concorrenza non Bio, oggi il biologico è diventato un marchio che segna una qualità superiore del prodotto. Vera o no che sia questa superiorità (c’è chi la mette in discussione), la possibilità di avere queste certificazione di qualità permette alle migliori produzioni del Paese di emergere tra la concorrenza. Spesso, infatti, una piccola azienda non ha comunque modo di concorrere con le grandi produzioni a livello di prezzi. Il marchio Bio diventa allora una chance fondamentale per vedere riconosciuto il proprio prodotto come “diverso”. E spesso si tratta di una “diversità” reale.

La scommessa per il futuro, ora, è lo sviluppo anche nel settore dell’allevamento. Fatte salve alcune eccezioni, infatti, in questo campo l’Italia sconta ancora un ritardo rispetto ad altri Paesi come la Germania. In questo senso ANABIO ha deciso di promuovere For@zoobio, un progetto orientato a formare gli allevatori orientandoli verso il metodo biologico:

In Italia gli allevamenti bio non hanno ancora assunto volumi di produzione adeguati ai livelli dei consumi. Di conseguenza il nostro Paese, pur restando il primo esportatore al mondo di alimenti bio, è importatore di carni, latte e uova biologiche. Riteniamo, perciò, che questo settore abbia grandi potenzialità economiche e, per questo, intendiamo offrire agli allevatori gli strumenti di conoscenza necessari per intraprendere queste produzioni.

Non possiamo che auspicare che questo progetto vada a buon fine. Va comunque detto che il problema degli allevamenti BIO non può essere ridotto, come a volte avviene, al nutrire gli animali con mangimi di origine “organica”. L’obiettivo dovrebbe essere quello, crediamo, di ridurre anche la quantità di stress che gli animali subiscono durante tutta la loro esistenza, dalla nascita al macello, negli allevamenti classici.

Fonti: Buonenotizie.it

18 maggio 2012
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