La ricerca di nuove materie prime da utilizzare è un passo fondamentale per valutare la convenienza economica e ambientale della produzione di biocarburanti, troppo spesso accusati di essere in competizione con il tradizionale mercato alimentare.

Per questo motivo sono sempre di grande interesse iniziative innovative di Start Up del settore, in particolar modo quelle che rivolgono la loro attenzione per reperire materie prime tra i rifiuti, alimentari, industriali o dell’agricoltura.

È questo il caso di BioFuelBox, giovane società californiana, la cui scommessa per la produzione di biodiesel sta maturando ottimi risultati, avendo avviato nei giorni scorsi la sua prima raffineria da 4,5 milioni di litri annui di produzione, cui presto ne seguiranno altre 9, attualmente in fase di progettazione.

La materia prima in questione sono gli scarti grassi e di oli alimentari, di provenienza privata, da piccole attività (ristoranti), o da impianti industriali (oli utilizzati nella produzione di cibi precotti). L’interesse alla trasformazione di questa sostanza è sempre stato frenato fino ad ora dagli eccessivi costi di trasporto, stoccaggio e trasformazione in carburante dei materiali, che hanno sempre reso poco competitivo un simile sistema di produzione.

Il sistema messo a punto dalla società californiana permette invece di ovviare ad entrambi i problemi, grazie ad una tecnologia (Novostream) in grado di trasformare in biodiesel oli impuri a un costo ridotto e in limitate quantità. Quest’ultimo fattore è determinante in quanto permette di ridurre o azzerare i costi di trasporto e di stoccaggio degli oli da lavorare. Pertanto le raffinerie sono realizzate in posizioni strategiche, in rete (anche grazie a semplici tubature) con i fornitori (ristoranti, fabbriche, ecc), per permettere un flusso e una lavorazione continui delle materie prime.

Il sistema chiaramente è lontano dall’essere utilizzato nelle zone nostrane, dove in generale la produzione e il consumo di biocarburanti occupano una fetta di mercato di rilievo limitatissimo. Ciò nonostante è un’interessante esempio di come questa controversa tecnologia riesca ad ottenere nel mondo risultati interessanti che cercano di riconfermarla come attendibile soluzione alternativa all’economia del petrolio.

8 ottobre 2009
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I vostri commenti
ziomaul, lunedì 12 ottobre 2009 alle13:46 ha scritto: rispondi »

Caro francesco@ Spero bene, ma un serbatoio d'utilitaria tiene 45litri e un diesel consuma (quando poco) 20km/litro solo per un (1) auto. Adesso, per una legge fisica, otterrai sempre meno biodiesel dell'originario olio fritto. Insomma serve tanto biodiesel, per avere un uso pratico, questo volevo dire. Per esempio potrebbe essere anche gratis il processo e facile ma se impiego un mese per riempire un serbatoio d'auto.... Ciao

Francesco, sabato 10 ottobre 2009 alle12:46 ha scritto: rispondi »

beh in effetti esistevano molte soluzioni di creare biocombustibili dagli olii di scarto e da altri rifiuti, ma il vero passso avanti di questa tecnologia è l'averlo fatto a prezzo coneniente, ma anche per piccole quantità, in modo di permettere a piccole raffinerie (i box) di lavorare vicino alle zone di produzione (reti di ristoranti, industrie) senza per questo avere problemi di scarso approvvigionamento di materie prime (per le quali raccolta e trasporto avrebbero dei costi altrimenti..)

ziomaul, sabato 10 ottobre 2009 alle1:54 ha scritto: rispondi »

Veramente dagli anni 80' che noi Italiani produciamo biodiesel dagli scarti, specie d'olio fritto dalle grosse fabbriche di alimenti precotti e altri!!! Il NOSTRO (lo fanno anche in Francia, Germania, ecc..) biodiesel (da scarto), che non era incentivato ed ora solo fiscalmente in vendita, è più pulito (chimicamente) del diesel tradizionale, addirittura allunga la vita del motore e abbassa la manutenzione ... Però ghiaccia facilmente e nel periodo invernale viene addizionato chimicamente. Inoltre costava di meno ed ora (salito il prezzo del diesel e adesso sgravi fiscali) ancor di meno. Salvo alla vendita per la legge offerta/richiesta! Perché ? Il problema è reperire il quantitativo!!! Le stesse fabbriche di quel biodiesel erano spesso ferme o si limitava la produzione per mancanza di materia prima! Ciao

loziorso dot com, venerdì 9 ottobre 2009 alle9:26 ha scritto: rispondi »

anche perche zio obama paga meta dei costi di produzione con sovvenzioni statali mirate ad azzerare la dipendenza dal petrolio arabo l'ecologia è anche (o solo) un fatto politico ^_^

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