Il bioetanolo è un gas sul quale si concentra ultimamente la ricerca in quanto è considerato uno dei possibili e più probabili sostituti del petrolio.

Dei ricercatori delle università spagnole di Jaén e di Granada hanno pubblicato una loro ricerca secondo la quale si riuscirebbe, tramite un processo non molto dispendioso, a produrre bioetanolo dagli scarti delle olive.

Il processo, a grandi linee, consiste nel ridurre i polisaccaridi che compongono i noccioli delle olive (circa un quarto del frutto totale) in zuccheri semplici grazie ad acqua ad alta temperatura ed elevata pressione con l’aggiunta di particolari enzimi. In seguito gli zuccheri così ottenuti vengono messi a fermentare insieme a dei lieviti, e inizia a liberarsi il bioetanolo.

La FAO incoraggia questo tipo di ricerca che si basa su scarti agricoli e non su prodotti, in quanto ricavare biocombustibile da prodotti agricoli come frumento o mais, porta il prezzo di questi ultimi a forti impennate, e quindi a una difficile lotta per la fame nel mondo.

In questo modo si utilizzerebbero gli scarti e nessuna variazione di prezzo per il prodotto.

Purtroppo la resa è davvero minima: per ogni cento chili di scarti, si riescono a produrre solamente 5 chili di bioetanolo. Gli scarti in totale sono circa 4000 tonnellate, di sicuro non abbastanza. Ma la ricerca va avanti. I ricercatori sono certi che combinando diversi sistemi per ricavare bioetanolo da scarti si possa coprire il fabbisogno mondiale.

12 novembre 2008
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