Dall’1 al 10 settembre si svolgerà alle Hawaii il Congresso Mondiale sulla Conservazione di IUCN, l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura. Mancano pochi giorni, ma già si parla di allarme per la biodiversità mondiale e un dato fa discutere: siamo arrivati ad un 75% degli habitat naturali modificati e in molti casi compromessi dall’uomo. Il dato è stato diffuso dalla fondazione statunitense Wildlife Conservation Society, che ha pubblicato un suo studio sulla rivista scientifica Nature Communications.

È stato analizzato un periodo di tempo che va dal 1993 al 2009. Per comprendere l’entità dell’impatto dell’uomo sull’ambiente e sulla biodiversità si è fatto ricorso ai dati relativi ad infrastrutture, alla copertura del suolo e all’ingresso dell’uomo in aree naturali. Sono stati considerati 8 fattori:

  1. Estensione degli ambienti costruiti;
  2. Terreni dedicati alle colture;
  3. Pascoli;
  4. Densità di popolazione umana;
  5. Luci notturne;
  6. Ferrovie;
  7. Strade;
  8. Corsi d’acqua navigabili.

Sono stati presi come riferimento per misurare il livello di pressione umana sul territorio e sono stati poi sommati per ottenere l’impronta umana standardizzata per tutte le aree di terra non-antartiche.

Dai dati in possesso della fondazione si è visto che dal 1993 al 2009 la popolazione mondiale è cresciuta del 19%, l’economia globale del 153%, mentre l’impronta dell’uomo sulla natura è aumentata solo del 9%. Come spiegano i tecnici che hanno condotto lo studio:

È incoraggiante vedere che il nostro impatto ambientale si è ampliato a un ritmo più lento rispetto al tasso di crescita economica e demografica. Significa che stiamo diventando più efficienti nel modo in cui utilizziamo le risorse naturali.

Questo riguarda soprattutto i Paesi più ricchi e quelli in cui si assiste ad un forte controllo della corruzione, mentre il 71% delle ecoregioni mondiali registra invece aumenti della pressione umana che in alcuni casi arrivano a superare il 20%.

Ormai il 97% delle aree che erano più ricche di specie animali e vegetali e quindi patrimonio di biodiversità, sono state compromesse, ma gli esperti sottolineano che ci sono ancora buone opportunità per la conservazione dello stato esistente, purché si intervenga subito e in modo diffuso.

26 agosto 2016
In questa pagina si parla di:
Via:
Immagini:
Lascia un commento