La biodiversità rispecchia la varietà degli habitat presenti nel nostro pianeta, habitat spesso messi a rischio oltre che dai cicli della natura anche dall’intervento dell’uomo. Quanto però influisce la natura e quanto invece la mano dell’uomo? È molto difficile da capire, soprattutto per quelle specie che erano già in pericolo di estinzione prima di entrare in contatto con le attività umane.

La letteratura scientifica non viene in aiuto per rispondere a questo dubbio, in quanto carente nei confronti di un tale tipo di approccio. Ora però le cose potrebbero essere diverse: un imponente studio realizzato da Krystyna Nadachowska-Brzyska e Hans Ellegren del Centro di Biologia evolutiva dell’Università di Uppsala (Svezia), in collaborazione con un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Genomica di Pechino, ha vagliato l’intero genoma di circa 40 specie di uccelli.

È stata studiata la variazione genetica delle loro molecole di DNA riuscendo a calcolare, con complessi e avanzati calcoli matematici, la distribuzione delle varie specie lungo le diverse ere geologiche e in relazione ai cambiamenti avvenuti nel loro ambiente di vita. Hans Ellegren ha commentato così i risultati che ne sono conseguiti:

La maggior parte delle specie presentano oscillazioni cicliche in numero e queste oscillazioni coincidono spesso con i periodi delle ere glaciali.

Abbiamo analizzato diverse specie classificate come “in pericolo” nella Lista Rossa IUCN delle specie minacciate. Molte, come l’ibis crestato, la gru coronata, la mesena bruna e il kea, erano già a un livello basso anche prima che le attività umane influenzassero la loro estensione.

Gli scienziati sono riusciti a quantificare la riduzione del numero di individui durante il periodo del quaternario (tra 110 mila e 12 mila anni fa) per le varie specie analizzate, nel quale il fronte dei ghiacciai si espanse in vaste aree della terra. Hanno osservato come, in seguito al ritiro dei ghiacci, si verificava un ritorno ad un ampliamento delle stesse specie. Fasi queste che ebbero un impatto notevole sulla distribuzione anche delle varie specie di uccelli.

Fattori determinanti della variazione della biodiversità sembrerebbero quindi proprio i cicli naturali, che hanno coinvolto il nostro pianeta dal momento della sua origine.

All’interno di questo quadro, afferma il team che ha condotto la ricerca, c’è però assolutamente posto anche per l’uomo, che fa sentire il “peso” della propria attività sulla Terra, riesce a influenzare gli habitat e con l’andar del tempo sarebbe riuscito a influenzare anche il clima.

Nello specifico sembra che il suo ruolo sia particolarmente determinante nello spingere le specie, già messe in difficoltà dai cambiamenti delle loro condizioni di vita abituali, oltre la linea dell’estinzione.

17 aprile 2015
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