Il 60% degli ecosistemi vittima del degrado, il 75% degli stock ittici iper-sfruttati e impoveriti; il 75% della diversità genetica agricola irrimediabilmente perduto. Sono alcune delle cifre contenute nel rapporto “Biodiversità a rischio 2011″ pubblicato da Legambiente, che descrive lo stato di salute della flora e della fauna mondiali.

Uno stato tutt’altro che rassicurante, che evidenzia una costante e rapidissima perdita di biodiversità, che interessa anche il mare. Il 20% delle barriere coralline, ad esempio, è già scomparso, e Legambiente stima che entro il 2050 la perdita potrebbe arrivare addirittura al 95%. Nel dettaglio, risultano abbastanza allarmanti i dati sull’Europa: risultano in buona salute solo il 17% delle specie e degli habitat e l’11% degli ecosistemi protetti dalla legge, mentre un quarto della fauna totale rischia di estinguersi.

Il dossier, comunque, non contiene soltanto cattive notizie. Qualche segnale in controtendenza arriva ad esempio dai parchi, che nonostante le difficoltà finanziarie e amministrative con cui si trovano spesso a fare i conti riescono a ottenere successi fondamentali sul fronte della salvaguardia della biodiversità.

«Nonostante ci sia ancora moltissimo lavoro da fare – dichiara Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente – ci sono alcuni segnali incoraggianti che arrivano da progetti specifici, realizzati ad esempio dalle aree protette, che dimostrano il valore e l’efficacia di queste istituzioni per la conservazione della natura e la salvaguardia delle specie a rischio. La tutela dei territori è infatti una strategia efficace per contenere la perdita di biodiversità e non una limitazione libertà degli individui».

E l’Italia? Il dossier “Biodiversità a rischio 2011″ conferma ancora una volta che il nostro paese è una delle aree europee più ricche di specie animali e vegetali (la metà delle specie di tutto il continente è presente in Italia). Legambiente registra anche la crescita delle aree verdi a scapito delle zone a uso agricolo, un dato in controtendenza rispetto a quello globale. Nel mondo, infatti, ogni anno vanno distrutti dagli 11 ai 15 milioni di ettari distrutti a causa della deforestazione, del cambiamento climatico, dagli incendi e dell’espansione dell’agricoltura.

Cattive notizie, come già detto, anche sul versante marino, minacciato soprattutto dall’acidificazione delle acque e dall’aumento dei traffici marittimi. Preoccupanti, in particolare, i dati sul Mediterraneo, uno dei bacini che dal 2012 dovrebbero essere protetti dal Protocollo di Nagoya, dedicato alla tutela di flora e fauna marine e terrestri. Il Protocollo punta agli stessi obiettivi della Stategia 2020 varata di recente dall’Ue, che persegue una serie di obiettivi in materia di biodiversità, dalla protezione degli uccelli al ripristino delle aree danneggiate, dalla pesca sostenibile al contrasto delle specie aliene.

«Gli impegni assunti a Nagoya – conclude Nicoletti – e la Strategia europea impegnano il nostro Paese ad avere un comportamento più coerente e virtuoso per contenere la perdita di biodiversità. Non bastano solo i proclami ma servono politiche attive per tutelare le specie a rischio, come l’orso, e soprattutto investimenti finanziari adeguati, partendo dalle risorse sulle aree protette, che non vanno tagliate ma incrementate».

24 maggio 2011
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