Biodiversità in pericolo secondo Legambiente. Nell’ultimo “Rapporto Biodiversita’ a Rischio” dell’associazione ambientalista viene dipinto un quadro assai poco incoraggiante per il patrimonio naturale, nel nostro Paese come in generale nel mondo. Minacciate sono sia le specie animali che quelle vegetali, molte delle quali individuate nel bacino del Mediterraneo e in particolare proprio in Italia.

Nella Giornata Mondiale della Biodiversità il monito di Legambiente non poteva essere più chiaro. In Italia risiedono circa 67.500 specie animali e vegetali, un numero pari al 43% a livello europeo e al 4% mondiale. 140 gli habitat individuati nella Penisola secondo la Direttiva europea Habitat 92/43, con un patrimonio faunistico pari a un terzo di quello totale europeo. Un vanto che purtroppo va di pari passo con il poco incoraggiante record delle specie minacciate.

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Secondo i dati raccolti nella Lista Rossa Nazionale delle specie minacciate (elaborazioni Comitato Italiano dell’IUCN) l’Italia vede a rischio estinzione il 28% delle specie animali vertebrate, 138 terrestri e 23 marine, a fronte di un patrimonio totale di 672 (576 terrestri e 96 marine). Sei di queste si sono invece già estinte negli ultimi anni, mentre è in costante diminuzione il numero complessivo degli esemplari esistenti. Un orientamento in linea con quanto contenuto nella Lista Rossa parziale della flora d’Italia, con due specie endemiche già estinte e altre ancora presenti solo all’interno di giardini botanici.

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A causare questa minaccia continua non soltanto i cambiamenti climatici, che pur giocano il loro ruolo di rilievo, ma anche l’inserimento di specie esterne all’ecosistema, l’inquinamento, il sovrasfruttamento delle risorse e la perdita dell’habitat naturale ricoprono una parte attiva nel processo di riduzione della biodiversità. Come spiega Antonio Nicoletti, responsabile Aree Protette di Legambiente:

Frenare la perdita di biodiversità è una delle sfide più grandi da affrontare attraverso l’adozione di misure concrete, che seguano le tante buone intenzioni proposte fino a ora e che invece non hanno trovato un’effettiva attuazione. Il deludente risultato della Conferenza delle Nazioni Unite Rio+20, che ha portato alla sottoscrizione di un debole documento privo di impegni concreti e copertura finanziaria, accelera ancora di più la necessità di attuare interventi concreti per rilanciare l’economia, mitigare gli effetti del cambiamento climatico e fermare la perdita di biodiversità, importante capitale naturale su cui fondare il nostro sviluppo economico e benessere sociale.

In questo percorso di rilancio, tutela e conservazione della biodiversità, le aree protette hanno un ruolo chiave nella conservazione e valorizzazione della natura, ma a loro spetta anche il compito di diventare un organismo moderno di gestione integrata e sostenibile del territorio cercando di far crescere, entro il 2020, la percentuale della loro superficie a livello mondiale (il 17% delle aree terrestri e il 10% di quelle marine) come stabilito dall’Onu.

Al rapporto generale sulle condizioni globali della biodiversità si aggiungono quest’anno due approfondimenti, legati alle zone umide e alla Regione Abruzzo. Il primo speciale sottolinea le potenzialità di cui queste zone dispongono, come la produzione del 24% del cibo globale, l’immagazzinamento delle riserve idriche e la funzione di serbatoi per la CO2. A minacciare queste aree sono secondo Legambiente bonifiche, pesca sportiva, inquinamento e urbanizzazione, oltre all’inserimento di specie non endemiche come ad esempio la nutria (Myocastor coypus) e la testuggine della Florida (Trachemys scripta).

L’approfondimento sull’Abruzzo punta infine a rimarcare il costante rischio che corrono specie protette come il lupo e l’orso bruno marsicano. All’interno di quella che è la regione d’Italia con il più alto tasso numerico di animali sottoposti a regime di protezione avvengono continue aggressioni da parte dell’uomo. A causa della minaccia antropica all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise da gennaio 2012 hanno perso la vita 44 lupi (36 nel solo inizio 2013), 3 cervi e 2 orsi bruni marsicani.

Un rapporto che tuttavia si chiude con alcune novità che lasciano ben sperare per il futuro, come il ritorno nei nostri mari della foca monaca (specie a rischio estinzione nel Mediterraneo) e nell’Appennino forlivese della lince.

22 maggio 2013
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