Produrre biocarburanti utilizzando i normali rifiuti organici. Questa la sfida che ha accettato la VCO Trasporti di Verbania, che ha deciso di testare la possibilità di ricorrere a questo nuovo sistema di alimentazione “greendiesel” per il funzionamento del proprio servizio pubblico.

Lo studio sui carburanti alternativi generati dagli scarti organici promosso da VCO Trasporti all’interno della Provincia di Verbania Cusio Ossola è stato condotto dai laboratori specializzati GreenLab e Nanoireservice, società di riferimento del NisLabVCO. Ad emergere dalle ricerche sarebbe un doppio vantaggio, legato all’aspetto economico riferito al minore costo dei carburanti, ma anche a quello ambientale in rapporto alla minore quantità di rifiuti destinati allo smaltimento.

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Nei laboratori NisLabVCO è stata inizialmente verificata la possibilità di scaldare i rifiuti organici fino a 600-700 gradi grazie a una pirolisi veloce. Si è così ottenuto un bio-olio dall’elevato potere calorifico, idoneo al processo di raffinazione in biocombustibile diesel.

La VCO Trasporti fa sapere come attualmente si sia con successo superata la prima fase di test, che conferma la possibilità di ottenere dai rifiuti organici un bio-olio chimicamente adatto alla successiva raffinazione. Il progetto verrà portato avanti nei prossimi mesi e sarà interamente finanziato dalla società di trasporti grazie ai fondi europei per la ricerca sulla sostenibilità ambientale.

Rispetto ai normali biocarburanti, il greendiesel allo studio da parte di VCO Trasporti ha l’ulteriore vantaggio di non richiedere coltivazioni appositi per ottenere la materia prima. Non sarà quindi necessario destinare spazi agricoli a questo scopo o impiegare acqua ed energia per la produzione.

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Un progetto che promette di fornire notevoli risultati grazie anche all’attuale tasso di raccolta differenziata registrato nella Provincia di Verbania Cusio Ossola, pari al 63% (di cui 12% rifiuti organici). Ogni ulteriore incremento porterebbe, sottolineano in una nota i responsabili della VCO Trasporti, a maggiori quantità di possibile materia prima per la produzione di biocarburante. Oltre a importanti sgravi sulle bollette dei cittadini, su cui gravano i costi di trasporto dell’organico presso agenzie specializzate nel trattamento.

11 gennaio 2013
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I vostri commenti
Gerber, sabato 12 gennaio 2013 alle19:09 ha scritto: rispondi »

Non era stato per primo Andrea Rossi, oggi impegnato nella fusione fredda, ad avviare una impresa del genere, poi fallita?

Paolocalzavara, venerdì 11 gennaio 2013 alle23:03 ha scritto: rispondi »

usare il metano, dal trattamento anaerobico dell'umido, noo? chi ci guadagna e chi riscalda ? farei un'analisi piu' approfondita

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