Biodiesel dallo zucchero: la scoperta in California

Biodiesel prodotto a partire da materiali rinnovabili come zucchero e amido. È il risultato delle ricerche condotte da un’equipe di studiosi dell’Energy Biosciences Institute (EBI) di Berkeley, in California, le cui conclusioni sono state recentemente pubblicate sulla rivista Nature.

Secondo i ricercatori, i biocarburanti ottenuti con il nuovo metodo potrebbero contribuire a risolvere il problema delle emissioni di CO2 nel settore dei trasporti. Per adesso la tecnica di produzione è più costosa rispetto ai combustibili tradizionali, tuttavia il biofuel ricavato dagli zuccheri ha un maggiore contenuto energetico per gallone.

Il processo produttivo inizia con una fermentazione batterica degli zuccheri che permette di ottenere una miscela di acetone, butanolo ed etanolo. Non si tratta di una tecnica nuova, ma di un processo conosciuto fin dalla Prima Guerra Mondiale. Quello che però hanno scoperto gli scienziati dell’EBI è che per distillare l’acetone e il butanolo con dei solventi organici occorre solo il 10% dell’energia normalmente richiesta per il comune diesel.

Questa tecnologia permette di ottenere una miscela ad alto contenuto di etanolo, che può essere facilmente convertita in carburante attraverso un processo catalitico che impiega palladio e fosfato di potassio. Gli esperimenti dei ricercatori hanno dimostrato che il biocombustibile ottenuto brucia in modo simile al diesel convenzionale, ottenuto a partire dal petrolio. Spiega Harvey Blanch, professore di Ingegneria Chimica e Biomolecolare:

Il carburante ottenuto sembra molto compatibile con il gasolio, e come il diesel può essere miscelata in modo da rispondere alle diverse condizioni di guida in estate e in inverno.

Attualmente, l’obiettivo dei ricercatori è quello di abbassare i costi di produzione del biodiesel ricavato dello zucchero, in modo da rendere la nuova tecnologia competitiva sul mercato. A quanto sembra, sono già stati individuati dei catalizzatori meno costosi, mentre la BP ha promesso all’EBI un finanziamento da 500 milioni di dollari per proseguire le ricerche.

20 novembre 2012
In questa pagina si parla di:
Lascia un commento