Nei processi di produzione dei biocarburanti attualmente vengono utilizzati enzimi ricavati da funghi per catalizzare la degradazione della materia vegetale. Sono allo studio però un nuovo gruppo di batteri in grado di abbattere efficacemente la materia, soprattutto cellulosica, permettendo di ridurre l’utilizzo di sostanze chimiche e di calore che di solito vengono utilizzati per raggiungere migliori risultati.

I ricercatori del BioEnergy Science Center del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti e dell’Oak Ridge National Laboratory nel Tennessee, si sono dedicati a un gruppo di batteri non convenzionali. In particolare sono stati analizzati 6 microrganismi in grado di solubilizzare anche specie vegetali che, come il panico verga, un’erba delle praterie tipica dell’America settentrionale che vive bene nelle stagioni calde, si sono evolute per difendersi dagli attacchi biologici e chimici.

La solubilizzazione serve da preparazione prima della fermentazione e permette in sostanza una produzione più efficiente nel campo dei biocombustibili. Brian Davison, coautore della ricerca, spiega qual è stato il punto di partenza per questo studio:

Ci stavamo facendo la domanda: quali sono i migliori biocatalizzatori in natura?

Partire dai migliori sistemi della natura solubilizzanti la biomassa può consentire una riduzione della quantità di elaborazione non biologica necessaria per la produzione di biocarburanti.

In particolare il batterio Clostridium thermocellum, un microrganismo cellulolitico, si è dimostrato due volte più efficace rispetto agli enzimi fungini utilizzati oggi in questo tipo di catalisi. Sono stati presi poi in analisi anche trattamenti meccanici di degradazione della materia, come la fresatura, che possono aiutare il lavoro dei microrganismi in causa.

Lo studio è appena stato pubblicato sulla rivista di settore Biotechnology for Biofuels. Risulta ad oggi lo studio più completo da questo punto di vista. Al momento uno degli aspetti fondamentali che i ricercatori stanno valutando è l’applicabilità di questi processi a livello industriale. La speranza è quella di raggiungere una produzione di larga scala per portare i biocarburanti a prezzi sempre più competitivi.

15 gennaio 2016
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