Una recente scoperta compiuta da un team di ricercatori dell’Università di Tokyo, in Giappone, potrebbe rappresentare una svolta per la produzione di biocarburanti, rendendo il processo di degradazione delle biomasse più efficiente e competitivo. Gli scienziati giapponesi, coordinati dal professor Shinya Fushinobu, hanno individuato un nuovo enzima coinvolto nel processo di degradazione della biomassa.

L’enzima è stato ribattezzato CBAP, fosforilasi acido cellobionico. I ricercatori giapponesi avevano già scoperto l’enzima nel 2013. Lo studio aveva portato a individuare un enzima che catalizzava la degradazione dell’acido cellobionico producendo composti con un metabolismo più rapido, maggiormente inclini alla fermentazione.

Le ricerche effettuate in precedenza non erano però riuscite a determinare in che modo i microbi riuscissero a metabolizzare l’acido cellobionico prodotto dagli enzimi nel processo di degradazione della cellulosa.

Gli studi più recenti hanno portato alla rivelazione della struttura del CBAP e a fare luce sui meccanismi di azione dell’enzima. Gli scienziati hanno appurato che l’enzima presenta una struttura tridimensionale.

La scoperta è stata effettuata analizzando con la cristallografia a raggi X un enzima CBAP isolato dai batteri marini. L’esame ha consentito ai ricercatori di capire in che modo l’enzima riuscisse ad accelerare il processo di fermentazione della biomassa.

Il metabolismo del CBAP è stato finalmente svelato, chiarendo diversi dubbi. Fino a qualche anno fa i ricercatori credevano che nella degradazione della cellulosa fossero coinvolti perlopiù gli enzimi idrolitici. Le ricerche dell’Università di Tokyo hanno scoperto che il nuovo enzima è in grado di potenziare gli enzimi idrolitici, aumentandone l’efficienza.

Secondo gli esperti, questo studio apre la strada ad applicazioni interessanti nell’industria dei biocarburanti. Come ha sottolineato il Professor Fushinobu:

La nostra ricerca è estremamente interessante da una prospettiva scientifica, ma può anche contribuire a sviluppare nuove tecnologie per la bioraffinazione in grado di produrre biocarburanti, come l’etanolo, e altri composti utili per mezzo della degradazione della biomassa effettuata dai microbi.

28 luglio 2015
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